Cgil, il lavoro è in piazza

Corteo e manifestazione a Roma. Lavoratori, studenti e precari con il sindacato. “La recessione non è affatto finita. Il governo cosa fa?”. Almeno 100 mila persone nella capitale. Da Fiat a Eutelia, dai call center al Sulcis: parole e volti della crisi

Sabato 14 novembre, a Roma, i volti del lavoro e della crisi economica sono scesi in piazza con la Cgil. Alla manifestazione di piazza del Popolo e al corteo partito da piazza della Repubblica hanno partecipato, secondo gli organizzatori, oltre 100 mila persone. Un'iniziativa indetta dal sindacato per chiedere al governo misure più incisive contro la crisi e per l'occupazione. La manifestazione è stata chiusa dal segretario generale della Cgil, Guglielmo Epifani (qui il servizio sull'intervento dal palco). “Ricordo che Cisl e Uil hanno detto di essere pronte allo sciopero generale se il governo non avesse proposto una riduzione del fisco per lavoratori dipendenti e pensionati”, ha detto Epifani. “Io in quei giorni non ho voluto dire nulla - ha aggiunto il segretario della Cgil - Ora però chiedo loro che giudizio danno sui provvedimenti del governo perché, se tale giudizio fosse uguale a quello della Cgil, mando a dire loro che la Cgil è pronta e in prima fila, se loro volessero fare uno sciopero generale sul fisco”. “Da quando abbiamo lanciato l'allarme valanga disoccupazione un anno fa – ha proseguito Epifani -, sono stati persi, bruciati, 570 mila posti di lavoro di cui 300 mila di precari: una media di 50 mila posti in meno al mese”.

Il corteo
In testa al corteo una foltissima delegazione di lavoratori Fiat di Pomigliano d'Arco. “Dobbiamo provare assolutamente a stanare questo governo – spiega uno degli operai campani arrivati a Roma con la Cgil – noi siamo da un anno in cassa integrazione ordinaria e il 16 novembre scatterà la straordinaria. L'azienda ha già dichiarato che non anticiperà i soldi della cassa e che non garantisce il rientro al lavoro per tutti dipendenti”. “Dall'incontro con Fiat in Regione Campania – spiega ancora il lavoratore di Pomigliano – sono arrivate solo risposte negative alle nostre richieste. Questo non è accettabile. Marchionne ha raccontato cosa vuole fare Fiat in tutto il mondo meno che in Italia”. La manifestazione è piena di striscioni e stendardi di tutti i territori e di tutte le categorie. “Il posto di lavoro non si tocca. Nord e Sud uniti nella lotta” recita ad esempio lo striscione dello Spi Cgil di Brescia. In piazza ci sono anche i metalmeccanici della Fiom con indosso magliette con su scritto “è il mio contratto” e “io voglio votare”. Presente anche delegazione di lavoratori migranti e una folta rappresentanza dei precari scuola.

“Landi dove sono finiti i soldi?”. Con questo striscione i lavoratori della Agile (ex Eutelia) di Roma, che proseguono l'occupazione della sede aziendale, partecipano alla manifestazione. “Non ci facciamo di certo intimorire dai recenti spiacevoli episodi”, dichiara dalla testa corteo uno dei 200 lavoratori che rischiano il posto di lavoro. Anche l'Unione degli Universitari partecipa alla manifestazione indetta dalla Cgil. La mobilitazione, spiega una nota, è "necessaria non solo per il mondo del lavoro, sotto attacco per le politiche che il governo con la giustificazione della crisi economica continua a portare avanti, ma anche per il mondo dell'istruzione universitaria. Oggi l'università pubblica si trova di fronte a un cammino definito dal governo, che la porterà a invertire il suo ruolo di traino della società".

Gli interventi dei lavoratori dal palco
“Sappiamo che in questo momento la nostra è una vertenza simbolo e chiediamo a tutte le Rsu delle aziende di Roma di indire 4 ore di sciopero per unire le nostre lotte”. Parole di Alessandra Carnicella, lavoratrice di Agile (ex Eutelia) che ha aperto così dal palco di Piazza del Popolo il primo di 6 interventi di lavoratori, testimoni diretti della crisi. Carnicella ha poi riassunto tutta la storia della vertenza Eutelia, ricordando che i lavoratori sono in presidio permanente e non percepiscono stipendio da mesi, ma ciò nonostante garantiscono la continuità delle attività dell'azienda. “Abbiamo iniziato in pochi ma siamo diventati tanti – ha proseguito Carnicella - e abbiamo dimostrato, specie negli ultimi giorni, di essere meglio dei nostri padroni”. Al racconto dell'irruzione da parte della “squadraccia” capitanata dall'ex amministratore delegato Landi piazza del Popolo ha risposto con un lungo applauso di solidarietà. “Noi non ci muoveremo dai nostri presidi – ha aggiunto ancora la lavoratrice ex Eutelia - lo diciamo a Scajola e riteniamo esaurito confronto con il ministro Sviluppo Economico. Chiediamo invece un tavolo alla presidenza del consiglio perché questa è una vicenda che riguarda 11mila lavoratori e richiede un intervento forte e deciso dell'esecutivo”. Carnicella ha poi avanzato un dubbio, quello che “altri interessi impediscano l'intervento governo. La fibra ottica fa gola a molti – ha sottolineato la lavoratrice - e noi non vorremmo che Mediaset, l'azienda-governo, ostacoli per propri interessi il nostro futuro”. La lavoratrice ex Eutelia ha chiuso il suo intervento riportando un messaggio ricevuto da una collega Napoli: “Siamo tutti sullo stesso tetto e da quel tetto scenderemo tutti insieme con il sorriso in volto”.

Sul palco ha parlato una lavoratrice di Answer di Pistoia, call center del gruppo Omega: “Berlusconi, oltre a occuparsi della giustizia, si ricordi dei lavoratori della Answer Pistoia. Deve favorire i tentativi di rilanciare le aziende con nuove commesse. Non esiste solo Alitalia, esistiamo anche noi. Siamo in attesa del nostro salario, abbiamo molte mensilità arretrate: in provincia di Pistoia, i lavoratori si rivolgono alla Caritas per avere un supporto alimentare. E' la prova di una crisi drammatica che sembra non avere fine: Berlusconi prima ha negato la crisi, poi ha detto che ne siamo fuori. Adesso deve convocare il sindacato e Omega, intanto noi restiamo in assemblea permanente”.

“L’occupazione nei call center rischia di entrare davvero in profonda crisi.. C’è la percezione di precarietà nel nostro mestiere, è vero, ma si è anche dimostrato che si possono assumere le persone, come è successo con le circolari di Damiano. Oggi però si sta avviando la fase delle chiusure e delle delocalizzazioni verso l’est. Io lavoro per Phonemedia, che è passata sotto il controllo Omega, un’azienda killer, e il governo non fa nulla. Noi siamo laureati, parliamo tre lingue, abbiamo studiato, cosa dobbiamo fare per ottenere un lavoro”. Così Domenico Rizzo, lavoratore siciliano del call center.

“Nel Sulcis ci sono 35mila disoccupati su 130mila abitanti. Non è possibile che solo nel nostro paese le produzioni industriali non funzionino”. Così Alberto Pili, lavoratore Alcoa della Sardegna, sul palco col suo elmetto da minatore parla alla folla di piazza del Popolo della crisi dell’alluminio in Sardegna. “Abbiamo bisogno del vostro aiuto, la prossima settimana saremo di nuovo in piazza a Roma insieme ai sindaci. Per evitare chiusura non ci rimane che lottare, grazie alla Cgil per averci permesso di condividere i nostri problemi”.

“Il nostro dramma è iniziato cinque anni fa, oggi ormai i sogni sono svaniti nel nulla: Ibm, con l’avallo del ministro Scajola e nonostante i finanziamenti, ha venduto Selfin a Comdata, che ha portato l'azienda alla bancarotta”. Così Stefania Captano, della Selfin (ex Imb) di Caserta, dal palco di piazza del Popolo. “Centinaia di famiglie sono nella disperazione più totale, il nostro obiettivo è riprenderci ciò che nessuno può portarci via, la nostra dignità. Intorno a noi c’è solidarietà, ma tanto senso di impotenza. Dopo un anno di cassa integrazione, alla fine hanno messo la Selfin in liquidazione nel disinteresse più totale: nessuna crisi è alla base di questo fallimento, e a pagare siamo solo noi lavoratori e le nostre famiglie. Restituiteci la nostra dignità”.

14/11/2009


Fonte: rassegna.it