mar

09

ago

2011

SALVATI DAL LAVORO NERO: COME A CESENA SI SVILUPPA LA CAMPAGNA NAZIONALE DELLA FILCAMS-CGIL CONTRO IL LAVORO NERO NEL TURISMO

Il modello economico “romagnolo” non è esente da episodi di lavoro nero e sottopagato. Lo provano i casi apparsi sulle pagine locali, le inchieste che proiettano, negativamente, la nostra economia sulle cronache nazionali, lo confermano, con sempre maggior forza, i dati delle attività ispettive. Tutto dimostra che lavoro nero, caporalato e sfruttamento della manodopera straniera si diffondono sempre di più in Romagna proprio nel settore del turismo e tra la manodopera più qualificata. I controlli fotografano la punta di un iceberg sempre più grande. In più di una azienda su due, se controllata, emergono irregolarità. Nei primi sei mesi del 2011, su 136 aziende ispezionate nelle aziende turistiche di Cesena-Gatteo-San Mauro sono state comminate 68 maxisanzioni per lavoratori in nero. E’ superfluo ogni commento.

Il fenomeno ha dirette ripercussioni su tutto il sistema economico del paese, specialmente in un periodo di crisi come quello che attraversa l’economi mondiale. Se l’Istituto Nazionale di Statistica quantifica il valore aggiunto prodotto dal sommerso economico compreso tra i 217 e i 228 miliardi di euro, tra il 18,2 e il 19,1% del Pil, è proprio nel settore “alberghi, bar, ristoranti e pubblici esercizi che si raggiunge il “TOP”. Gli ultimi dati di questo settore, del 2005, annunciano che in questo settore l’economia sommersa è del 56,8%. Cifre enormi che si tramutano, anno dopo anno, in minori tasse e contributi nelle casse dello Stato, di Comuni e Regioni.

La soluzione, quindi, non può limitarsi ad un più rigoroso ed efficace sistema di controllo potenziando i servizi ispettivi. E’ doveroso aumentarli, magari rendendoli più efficienti attraverso il coinvolgimento degli Enti Locali per la conoscenza diretta e profonda del territorio che hanno. Più controlli si fanno e meglio si tutelano lavoratori e imprese oneste che pagano correttamente tasse e stipendi: sono queste le prime vittime di un sistema oramai distorto che genera concorrenza sleale, conflitto sociale, tensioni tra lavoratori. Nasce, così, la lotta sociale tra poveri.

Può non bastare, però, se non si afferma con forza la consapevolezza che siamo tutti vittime di un progressivo svilimento del concetto di “lavoro” e dei diritti che ne derivano. Si alimenta di crisi economica rilasciando scorie come insicurezza lavorativa e sociale, incremento della precarietà e della povertà. Sempre più italiani, non solo le categorie più deboli ma anche chi poteva dirsi, in qualche modo tutelato, sono confinati in condizioni lavorative più difficili: disoccupazione, licenziamenti, cassa integrazione, mobilità, riduzione dei salari e del tenore di vita.

E’ per questo motivo che la Filcams CGIL di Cesena, nel lanciare e organizzare la campagna nazionale per contrastare il lavoro nero nel settore turistico “Salvàti dal lavoro nero”, tenta di coniugare la funzione di denuncia sociale, propria del Sindacato e a cui non è certamente venuta a mano in questi anni, con quella di sollecitazione e di coinvolgimento delle Istituzioni, degli Enti Locali e delle Associazioni di categoria in quello che deve diventare l’obiettivo comune per tutti: maggiore tutela verso i lavoratori e le aziende oneste che rispettano le norme di legge e i contratti nazionali di lavoro.

Non è certamente un interesse di parte quello che la Filcams CGIL dimostra, tutt’altro, puntiamo, invece, alla tutela del nostro turismo, perché non esiste una buona offerta turistica che non si fondi anche su qualità e soddisfacimento del lavoratori: è un binomio inscindibile.

Il rispetto delle regole non riguarda solo il fenomeno del lavoro nero ma anche di tutte quelle forme di lavoro che possono sembrare regolari ma che, in realtà, nascondono lavoro sommerso e irregolare. Appalti fittizi, contratti part-time con ore pagate nel pugno, contratti a chiamata svolti tutti i giorni ma con poche ore nella busta paga, contratti atipici per lavorare in un lido o dietro il bancone di un bar; tutte dimostrazioni di un mercato del lavoro sempre più distorto che non garantisce più nessuno se non coloro che le regole le eludono scientificamente.

E’ tutta la collettività, però, che deve sentirsi coinvolta in questa lotta.

Si è sempre più portati a tollerare, se non a giustificare, pratiche più o meno legali quando si oppongono a regole che appaiono particolarmente oppressive o ingiuste - liberalizzare, liberalizzare ripetuto come un mantra- o per giustificazioni contingenti – la crisi diventa una formidabile occasione, ma l’eccessiva indulgenza finisce sempre per tramutarsi in incontrollabile consuetudine che soffoca le buone pratiche economiche.

 

9 Agosto 2011

 

Fonte: Filcams Cesena

Scrivi commento

Commenti: 0

  • loading