La Segreteria della Cgil Emilia Romagna condivide la decisione della Filcams di non sottoscrivere il rinnovo del CCNL del settore terziario (commercio). Un accordo, voluto da Confcommercio e sottoscritto da Cisl e Uil, che non recupera la perdita del potere d'acquisto delle lavoratrici e dei lavoratori del commercio il cui salario aumenterebbe di 86€ in tre anni, che indebolisce il contratto nazionale di lavoro, introducendo un sistema di deroghe a livello aziendale ed aprendo la rincorsa ad abbattere diritti e tutele dei dipendenti, che riduce il diritto ad ammalarsi, che introduce le norme aberranti del collegato al lavoro e dell'accordo separato del 22 Gennaio 2009. Insomma un accordo che alimenta la tensione sociale ed indebolisce i più deboli, sacrificando diritti e tutele sull'altare della crisi e della competitività. Cisl e Uil non hanno neppure riconosciuto il diritto alla lavoratrici ed ai lavoratori del commercio di potere decidere sul loro futuro, defilandosi dalla consultazione di mandato nei posti di lavoro. La Cgil Emilia Romagna sostiene e sosterrà le ragioni della Filcams e delle lavoratrici e lavoratori del commercio, rivendicando un contratto dignitoso alternativo a quello sottoscritto. Quanto è accaduto sul tavolo del commercio è l'ennesima dimostrazione che in questo paese il lavoro ed i diritti sono considerati una variabile dipendente con la quale “giocare” la partita della competitività e che è ormai indispensabile, per queste ragioni, dare corso alle decisioni assunte dal Direttivo Nazionale della Cgil.
28 Febbraio 2011
Fonte: CGIL Emilia-Romagna
Commenti: 1
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Commento on un brano di una riflessione che ho scritto sul mio blog circa cinque giorni fa:«Ormai i Contratti Collettivi Nazionali sono a firme separate per prassi: questo non perché, come qualcuno dice, c’è un sindacato su tre che dice sempre no; è vero il contrario, ovvero che gli altri sindacati, facendo prima la finta di proporre edulcoranti norme a favore dei lavoratori, poi accettano tutte le condizioni, anche gravemente lesive della dignità delle persone, che i privati, attraverso i loro sindacati di categoria, hanno minuziosamente stilato per spremere sangue dalla rapa che è il lavoratore dipendente[...] Ecco perché CGIL fa bene a dire no. Il rinnovo del Contratto Collettivo non può essere a senso unico, ed intaccare unicamente il salario ed i diritti di chi già percepisce uno stipendio al limite della soglia di povertà.»











