Abbiamo avuto sei anni di centrodestra che inizialmente ha fatto una politica di spesa facile e poi una politica di rigore assoluto, ma ha sempre colpito i diritti. La nostra più grande
vittoria: la difesa della Costituzione
di Paolo Serventi Longhi*
"Non è una cosa semplice provare a fare un bilancio di tanti anni così intensi, così difficili, così complessi nella vita politica, sociale, del mondo del lavoro italiano e non solo". Così
Guglielmo Epifani risponde a chi gli rivolge una richiesta in questo senso al termine degli otto anni trascorsi alla guida del maggiore sindacato italiano. Incontriamo Epifani nel suo studio in
Cgil, alla vigilia della riunione del direttivo convocato per eleggere il nuovo segretario generale. Dobbiamo contribuire a realizzare un filmato che sarà proiettato durante il momento di saluto
della confederazione al suo segretario organizzato al teatro Quirino a Roma.
"Forse - continua Epifani - mi riesce meglio tentare qualche riflessione su questi anni; e la prima è che sono stati anni tra i più difficili per il mondo del lavoro in tutto il dopoguerra.
Abbiamo avuto sei anni di un governo di centrodestra che inizialmente ha fatto una politica di spesa facile e poi una politica di rigore assoluto ma ha sempre colpito i diritti e ha spostato
l'interesse dal lavoro verso l'impresa, anche aumentando la tassazione sul lavoro a favore della rendita e dei patrimoni.
Abbiamo avuto la più grave crisi economica internazionale dal 1929, preceduta dal picco di ideologia liberista. Abbiamo avuto due anni di centrosinistra che sono stati, diciamo così, con un
eufemismo, molto sfortunati e anche inconcludenti e hanno lasciato per strada tante speranze. Abbiamo avuto una ricucitura del rapporto con Cisl e Uil e poi di nuovo una rottura pesante,
profonda. Abbiamo avuto un'opposizione molto tormentata, molto divisa, in una fase in cui in Europa, per ragioni di contesto e non solo di responsabilità dei gruppi dirigenti dei partiti
progressisti o di centrosinistra o di area socialista, l'orientamento elettorale si è spostato a destra. Sono stati anni in cui sono cresciuti dappertutto xenofobia, intolleranza, odio razziale,
fondamentalismo. Quindi la prima impressione a caldo, riflettendo su questi anni, è che sono stati anni eccezionalmente difficili. La seconda è che, malgrado queste difficoltà, abbiamo comunque
fatto cose importanti".
Rassegna Partiamo da queste.
Epifani Vorrei partire da una cosa che normalmente non consideriamo, la vittoria al referendum per difendere la Costituzione. Senza l'impegno della Cgil non avremmo vinto, non
avremmo avuto il quorum e quel risultato. Noi e il comitato 'Salviamo la Costituzione' con il presidente Scalfaro, siamo stati, secondo me, soggetti decisivi di quella vicenda. E se ancora oggi,
quando toccano un diritto come quello della libertà di sciopero oppure, come nel caso dell'arbitrato, mettono in discussione la libertà del ricorso alla magistratura, se possiamo tranquillamente
fare un riferimento ideale, ma anche nell'azione pratica, alla Costituzione, è perché abbiamo vinto quella battaglia. Non oso pensare cosa sarebbe potuto succedere se il risultato fosse stato
diverso.
Rassegna Altri momenti di soddisfazione.
Epifani Uno dei punti più alti del lavoro di questi anni credo sia stato l'accordo sul welfare. Riflettendo a quello che è successo dopo, quello è stato davvero un risultato
importante. E straordinario è stato il referendum che lo seguì, perché fu la consultazione su un accordo sindacale interconfederale che ha registrato la più alta partecipazione dei lavoratori
italiani. Così come fu importante la raccolta di cinque milioni di firme.
Rassegna Poi c'è stato il mancato accordo sulla riforma dei contratti.
Epifani Secondo me, è stato un segno di grande coerenza, e farlo non è stato facile, dire no alla riforma dei contratti proposta da Confindustria. Credo che sia stata una scelta
profondamente giusta perché quelle proposte non erano le condizioni né per un rinnovamento delle relazioni industriali né per dare alla contrattazione il ruolo che deve avere in una fase di
trasformazione e di crisi. Allo stesso modo è stata giusta la strada di affidare ai contratti di categoria la possibilità e il dovere di recuperare la contrattazione. E aver firmato più di
cinquanta contratti unitariamente dopo un accordo separato è stato un mezzo miracolo del quale voglio dare atto al gruppo dirigente delle nostre categorie, tutte, tanto a quelle che ci sono
riuscite (quasi tutte), quanto a chi non ce l'ha fatta, la Fiom; e non ci è riuscita perché si sono concentrati lì, nel settore metalmeccanico, gli elementi che ci hanno impedito di firmare
l'accordo generale"
Rassegna Quale rammarico hai?
Epifani Innanzi tutto che la lotta alla precarietà non ha fatto quei passi che andavano fatti. È per me davvero motivo di sconforto vedere quello che succede proprio in questi
giorni ai precari dell'università, della scuola, delle pubbliche amministrazioni, questa perdita di risorse per il futuro, questo abbandono di speranze di vita di giovani che potrebbero e
dovrebbero costituire una delle leve fondamentali per la ripresa del paese.
Rassegna Un paese allo sbando?
Epifani Sono stati anni in cui il declino del paese è andato avanti. Ricordo (oggi lo possiamo dire anche con stupore) le critiche che ci accompagnarono quando decidemmo
addirittura di fare sciopero contro il rischio del declino industriale del paese. Oggi la parola declino è una parola che usano tutti; e il punto, come dicemmo noi allora, è che il declino non si
sarebbe arrestato al sistema produttivo e industriale: sarebbe diventato un declino più generale; è infatti un declino che tocca anche gli aspetti fondamentali della nostra vita
democratica.
Rassegna Le difficoltà hanno avuto conseguenze per la Cgil?
Epifani Riflettendo sulle difficoltà, su questa situazione, penso che il merito della Cgil (non mio: di questa Cgil) sia stato di essersi sempre battuta in una logica davvero
confederale per la riforma e l'affermazione di una piena vita democratica del nostro paese e, dentro questa, dei diritti dei lavoratori.
Rassegna Un altro punto di rammarico può essere quello delle difficoltà nei rapporti unitari con Cisl e Uil, soprattutto negli ultimi due anni?
Epifani Lì c'è proprio anche un mio personale problema. Ho sempre pensato che l'unità sindacale fosse un valore, una scelta irrinunciabile. Ho anche pensato che noi, nel passato,
qualche responsabilità l'abbiamo avuta. Mai mi sarei immaginato, però, una fase come questa in cui vedo tante responsabilità da parte degli altri. Mai mi sarei immaginato una lacerazione su un
terreno come quello dell'autonomia, dell'autonomia di giudizio, dell'autonomia di proposta, da parte delle altre organizzazioni sindacali. Mai mi sarei immaginato una manifestazione senza di noi
su un tema su cui fino a qualche settimana prima lavoravamo assieme, il fisco. Sono forzature. Mai mi sarei immaginano uno slogan 'Dieci, cento, mille Pomigliano', uno slogan senza senso perché
invece abbiamo fatto tanti accordi con cui salviamo occupazione, diritti e investimenti. Eppure questo è.
Rassegna Cosa fare per ricominciare?
Epifani Proprio in questi ultimi giorni del mio mandato ho pensato che bisogna ripartire da dove si sono ottenuti germi di unità: da tutte le categorie che hanno rinnovato
unitariamente i contratti, tra molte difficoltà; dai tanti territori dove la crisi si affronta assieme; dai tanti territori dove, nelle fasi convulse delle vicende che hanno visto anche
manifestazioni di violenza nei confronti delle sedi degli altri, si è risposto unitariamente. Ed è molto più saldo, questo tessuto comune, di quello che possa sembrare. Il rammarico più grande,
comunque, è che, di fronte alla divisione, non si è mai voluto ricercare un terreno democratico di discussione. Mai si è voluto affrontare insieme a viso aperto, in assemblee e confronti con i
lavoratori, i punti delle divisioni, mai. La scelta è stata chiudersi, recingersi, affermare una logica identitaria chiusa. Ecco, questo secondo me è quello che fa più male se si pensa alla
grande storia unitaria del movimento sindacale italiano.
Rassegna Se ti dovessi rivolgere alla gente della
Cgil, agli iscritti, ai militanti, cosa diresti loro per un saluto? Soprattutto ai giovani dirigenti sindacali, a coloro che vengono in questo momento per la prima volta eletti delegati o
dirigenti, che messaggio vorresti lasciare?
Epifani Direi cose semplici, le cose di sempre. Naturalmente non sono anni facili per fare sindacato, per rappresentare la complessità del mondo del lavoro in una fase in cui non
hai più una dimensione nazionale, in cui la globalizzazione senza regole non ha freni e in cui, come si è visto con la bolla speculativa dei mercati finanziari, non è morta l'illusione e
l'ideologia di far soldi attraverso i soldi. Direi loro una cosa sola: che, finché c'è lavoro, c'è bisogno di sindacato e di buon sindacato.
Rassegna La gente della Cgil quanto ti ha arricchito, quanto ti ha aiutato anche a crescere umanamente?
Epifani La gente, il popolo, la comunità della Cgil, ma devo dire, in altre occasioni, anche quella degli altri sindacati, sono mediamente persone di grande intelligenza, oltre
che di grande passione. Noi di solito diciamo: "La passione che guida le scelte della Cgil e delle sue persone", ma c'è anche molta competenza, molta volontà di capire, di discutere. È questo che
arricchisce. Alla fine di questa esperienza resto convinto di una cosa che sapevo ma che naturalmente adesso è per me più semplice confermare: che è la Cgil che fa importanti i suoi dirigenti,
non il contrario. Non bisogna mai dimenticarlo, a qualsiasi livello. Voglio dire, quello che ti rende così come sei è la Cgil. Ricordo quando Lama salutò la confederazione. Era il congresso
dell'86. Cosa disse? "La Cgil mi ha fatto così come sono, come sono diventato". E questa è la verità.
* Direttore di Rassegna Sindacale
2/11/2010
Fonte: rassegna.it











