La questione delle domeniche sta favorendo inedite alleanze dettate da diversi ma convergenti interessi. Anche don Masini alla conferenza stampa organizzata da Droghetti (Pdl)
La questione delle domeniche sta favorendo inedite alleanze dettate da diversi ma convergenti interessi. Non si era mai vista, almeno dalle nostre parti, una conferenza stampa tenuta dal senatore
Alberto Balboni, da un dirigente della Cgil e da un esponente della Diocesi. E' successo ieri al bar Nazionale all'incontro organizzato da Susanna Droghetti, commessa ed esponente del Pdl.
Allo stesso tavolo con Balboni e Droghetti sedevano il segretario provinciale della Filcams-Cgil Davide Fiorini, il direttore della Pastorale del lavoro don Andrea Masini, nonchè Marco
Sabbioneda, leader di commercianti Ascom di via Bologna.
«Già oggi la grande distribuzione gode di molti vantaggi - ha esordito Balboni - tra questi vi sono ad esempio la viabilità e i parcheggi approntati per favorire l'accesso degli acquirenti e
tredici domeniche di apertura durante l'anno. Io però sono convinto che il vero centro commerciale non sia nella periferia ma il centro storico». «Per i centri commerciali inoltre - ha proseguito
- esiste una legislazione che li favorisce enormemente, mentre è molto più rigida verso il piccolo negozio che spesso, gestito a livello familiare, se chiude mette in crisi tutti i suoi
componenti. Se si continua così rischiamo di desertificare il centro storico che non ha il personale sufficiente per affrontare il turn over della grande distribuzione. Se poi riflettiamo sulle
risorse, è chiaro che per quest'ultima reinvestire significa espandersi in altre realtà italiane dove non è presente, mentre il commerciante locale lo farà nella sua città. Molte sono dunque le
mie motivazioni per il no ad altre domeniche aperte nei centri commerciali: assolutamente apolitiche, economiche, morali e persino religiose. Le conclusioni invece mi portano a dire che si sta
andando contro i più deboli i cui diritti vanno rispettati».
Sabbioneda si rammarica per quel contributo-regalo di 100.000 euro che la grande distribuzione intende dare alla nostra amministrazione: «Il sindaco vuole vendere alla Coop il futuro della nostra
città, favorendo così la chiusura di molti negozi anche del forese. Noi siamo tanti e se ci autotassiamo potremmo superare quella cifra. Ritengo invece che si dovrebbero promuovere più iniziative
domenicali e allora anche il centro storico aprirebbe i suoi negozi come è accaduto nel 60% in occasione di Internazionale. Allargare la città d'arte in via Bologna o al Bennet è assurdo perchè
in quelle zone non vi sono monumenti. Siamo contrari perciò ad aumentare il numero delle domeniche di apertura ma aspettiamo invece quei parcheggi tanto promessi e mai realizzati».
Fiorini (Filcams Cgil) motiva la sua contrarietà anche riferendosi all'aspetto contrattuale che si verrebbe a creare con più domeniche di apertura: «Si lavorerebbe di più per guadagnare di meno,
non è certamente così che si aumenta l'occupazione. Occorre invece investire a Ferrara e solo così ci saranno più posti di lavoro». Con un'esperienza di 11 anni all'Ipercoop Il Castello e 10 alla
Comet, Susanna Droghetti (consigliere Pdl nella circoscrizione 2) sostiene che aprendo la domenica gli incassi non aumentano: «Anni fa avevamo il lunedì mattina libero mentre ora è stato abolito
e l'orario è lievitato. Perchè non estendiamo le aperture domenicali anche alle banche, ai medici di famiglia, alle poste? Mi pare che si stiano facendo gli interessi di pochi a scapito di molti
altri». Don Andrea Masini raccoglie come sacerdote le lamentele di molti lavoratori, specie delle giovani mamme che lavorano e non hanno più tempo per la loro famiglia. «L'apertura domenicale non
è una loro esigenza e penso che chi ha potere decisionale dovrebbe educare le persone che si stanno abituando ad avere tutto sempre a portata di mano, ma questo non è crescere».
24 ottobre 2010
Fonte: lanuovaferrara.gelocal.it











