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ago
2010
CRESCE IL LAVORO A CHIAMATA: +75% IN 2 ANNI
I dati Istat: nel 2009 erano 111mila unità. Alberghi e ristoranti sono il 60% del totale, seguono istruzione, sanità e servizi sociali. Nessun utilizzo nel settore finanziario. La prima
regione è il Veneto. Il contratto fu introdotto in Italia nel 2003
Cresce a ritmi molto sostenuti il lavoro a chiamata in Italia. Nel 2009 le posizioni lavorative di questo tipo hanno raggiunto le 111mila unità in media annua, facendo registrare un
incremento del 75% circa rispetto al 2007. Lo rileva oggi (26 agosto) l'Istat, diffondendo per la prima volta le statistiche, relative al periodo 2006-2009, sull'utilizzo del lavoro a chiamata da
parte delle imprese italiane, un tipo di contratto introdotto in Italia nel 2003.
Sono particolarmente interessate da questa tipologia di lavoro intermittente il settore degli alberghi e ristoranti, in cui si concentra circa il 60% del totale, mentre la restante quota è
occupata prevalentemente nell'istruzione, sanità, servizi sociali e personali (12% circa) e commercio (circa il 10%). Il job-on-call non risulta affatto utilizzato, invece, nell'intermediazione
monetaria e finanziaria.
La Regione in cui si concentra il maggior numero di contratti a chiamata è il Veneto (intorno al 20%), che contribuisce a fare del Nord-est l'area in cui il ricorso al job-on-call è più elevato
(circa 41%). Nel Nord-ovest c'è un'alta concentrazione di lavoratori a chiamata in Lombardia (intorno al 17%), mentre il Centro presenta una maggiore dispersione tra le diverse regioni.
Generalmente basso è il ricorso al lavoro a chiamata nel Sud e ancor di più nelle Isole (rispettivamente 9 e 2% circa).
26/08/2010
Fonte: rassegna.it
