sab
26
giu
2010
IN CENTOMILA A BOLOGNA IL 25 GIUGNO 2010
Straordinario il colpo d’occhio. Sfila l’Italia con la schiena dritta, che non si rassegna, come sintetizza al meglio uno dei tanti striscioni che passano: “Chi lotta può perdere, chi non
lotta ha già perso”
di Mayda Guerzoni
BOLOGNA - “Una manovra del governo ingiusta e sbagliata – fermiamoli!”: due striscioni giallorosso con la stessa parola d’ordine e dietro due interminabili cortei con centomila persone arrabbiate
ma allegre, che arrivano da tutta l’Emilia Romagna e inondano Bologna per la manifestazione regionale della Cgil. Straordinario il colpo d’occhio e fortissima la carica positiva dell’Italia del
lavoro che sfila fino al cuore della città, l’Italia con la schiena dritta, che non si rassegna, come sintetizza al meglio uno dei tanti striscioni che passano: “Chi lotta può perdere, chi non
lotta ha già perso”.
Piazza Maggiore è già stracolma mentre a migliaia premono dalle vie adiacenti per entrare, senza peraltro riuscirci. “Non pensavamo a un risultato così grande – dice al microfono Vincenzo Colla,
segretario organizzatore della Cgil regionale, che fa il “buttafuori” per l’occasione dando il via sul palco ad una efficace rappresentazione dei problemi del mondo del lavoro. Quelli dei precari
della scuola con Primiano D’Apote di Bologna, quelli dei metalmeccanici con Gino Caraffi delegato di Reggio Emilia e quelli del pubblico impiego con l’intervento di Stefania Pisaroni, Rsu sanità
di Piacenza.
Ma anche il mondo dell’informazione alza la sua voce nella piazza. Il segretario generale aggiunto della Fnsi Giovanni Rossi tuona contro “la legge bavaglio e le ristrutturazioni che tagliano
posti di lavoro in molte aziende dell’informazione e allargano a dismisura la precarietà: due facce della stessa medaglia, che puntano ad intimidire i giornalisti, i quali un tempo erano formati
per essere i cani da guardia della democrazia, mentre oggi vengono preferiti come cagnolini da salotto dei potenti.”
Infine prende la parola la vice segretaria Cgil nazionale Susanna Camusso. C’è grande sintonia tra i discorsi e i manifestanti, che sottolineano i momenti più convincenti con applausi prolungati
e rullando i tamburi o fischiando nelle vuvuzelas assordanti. Tra un intervento e l’altro vengono annunciati i dati dello sciopero, che ha registrato una alta adesione in tutta la regione con
risultati analoghi a precedenti astensioni dal lavoro di carattere unitario. E vengono richiamate le tante adesioni fioccate in questi giorni, a partire dalla risoluzione approvata dal Consiglio
Regionale dell’Emilia Romagna (con i voti dei gruppi Pd, Sel-Verdi, IdV, Federazione della sinistra e Movimento 5 stelle), che esprime “piena condivisione delle motivazioni e degli obiettivi alla
base dello sciopero generale indetto dalla Cgil”. Analoghi pronunciamenti sono venuti da numerosi Comuni – tanti i sindaci con la fascia tra i manifestanti -, da forze politiche, associazioni e
movimenti, come l’Unione studenti universitari e la rete degli studenti medi.
Sfilano migliaia di giovani e ragazze di tutte le categorie, molti immigrati tra i quali alcuni sikh con vistosi turbanti, mentre lo Spi in piazza distribuisce 100 chili di ciliegie nei bicchieri
di plastica. La Fillea porta le bandiere listate a lutto, per denunciare l’ennesimo caduto sul lavoro, ieri nel cesenate, e ricordare tutti i lavoratori che pagano con la vita la mancanza di
sicurezza. Mentre molte strutture sindacali hanno scelto l’ironia per i loro cartelli e striscioni: il pubblico impiego sbeffeggia la “premiata macelleria sociale di Berlusconi e co”, la Fiom
rovescia la pubblicità di Fiat, con il faccione di Marchionne accanto allo slogan “Panda – l’auto per fare quello che gli pare” al posto dell’originario “quello che vi pare”. E tra gli adesivi
della campagna di comunicazione adottata dalla Cgil regionale con lo slogan “C’è chi taglia/C’è chi Italia”, va a ruba “Silvio maniforbice”, fotomontaggio sul premier trasformato nel visionario
personaggio del film di Tim Burton, con le dita allungate in minacciosi forbicioni.
Visibilmente contenta Susanna Camusso, che dal palco di piazza Maggiore non nasconde la forte emozione. In mattinata si è avviata con il corteo da Piazza Azzarita - che ha reso omaggio al cippo
dei partigiani caduti nella battaglia di Porta Lame - e ha raggiunto poi l’altro serpentone partito da piazza dell’Unità, riuscendo così a seguire in parte entrambi i cortei. Nel comizio attacca
il governo “che per 600 giorni ha raccontato una fiaba sulla crisi e oggi senza ammettere di aver sbagliato, vara una manovra che nega il futuro ai giovani e ai nuovi cittadini immigrati, che
pesa sulle fasce più deboli, sui lavoratori pubblici e privati e sui precari, togliendo risorse alle Regioni e gli enti locali, con gravi conseguenze per lo stato sociale.” La vice segretaria
Cgil nazionale richiama poi le proposte della Cgil, dal piano straordinario per il lavoro alla tassazione sulle rendite finanziarie, all’addizionale da far pagare per due anni a chi ha un reddito
superiore ai 150.000 euro, “per non chiedere ai lavoratori che prendono mille euro al mese di rinunciare ai loro contratti”.
La Cgil sarà in piazza in piazza a Roma il 1 luglio con la Fnsi “per difendere la libertà di stampa e nello stesso tempo – conclude Camusso - per fare la nostra parte nella grande battaglia per
la legalità.” E la Cgil regionale e bolognese annunciano l’adesione alla manifestazione sugli stessi temi che avrà luogo lunedì sera a Bologna.
25/06/2010
Fonte: rassegna.it
