mer
02
giu
2010
MANOVRA, LA FALSA NARRAZIONE DEL GOVERNO
Dopo mesi di bugie e di crisi negata l’esecutivo vara un intervento che agisce solo sul debito, non stimola la crescita e non fa ripartire l’occupazione. L’effetto sarà: depressione e
ingiustizia sociale. Ecco invece cosa si dovrebbe fare
di Susanna Camusso*
C’era una volta un governo che, mentre imperversava una crisi - la più grande che il mondo ricordi dal dopoguerra - , raccontava quotidianamente che la crisi non c’era. Un governo che narrava che
il nostro paese era così “saggiamente governato” che ha resistito meglio di tutti gli altri paesi in affanno. La crisi dunque era una calunnia delle opposizioni, della Cgil, di coloro che non
volevano vedere quanto il governo stava facendo per “non lasciare indietro nessuno”.
Dopo quindici mesi di crisi negata, il governo ci ha detto che c’era la ripresa, che tutto era passato, la narrazione parlava del paese che ha fatto meglio, che ha insegnato a tutti gli altri.
Qualche giorno di silenzio e improvvisamente siamo sull’orlo del baratro, bisogna mettere riparo, fare una grande manovra perché i nemici e gli speculatori bussano alle porte, l’Europa lo chiede.
Non è una favola, è la succinta cronaca dell’ultimo anno e mezzo, la descrizione di un governo che non ha contrastato la crisi. Anzi, l’ha utilizzata per dividere, per colpire il lavoro e i suoi
diritti. Infatti mentre tutte le energie dovrebbero essere utilizzate per difendere il lavoro e i lavoratori, il governo propone il collegato al lavoro, la riduzione dei diritti, la deroga a
leggi e contratti attraverso l’arbitrato per equità.
Quello stesso governo, ora, vorrebbe che una parte del paese, quella che sta meglio, si accanisse contro i lavoratori pubblici, contro il lavoro dipendente a cui vuol fare pagare un conto salato
ed iniquo. Trincerandosi dietro l’Europa, ancora una volta omette di informare il paese sullo stato della nostra economia, sullo stato dei conti pubblici e sulle ragioni della manovra.
L’emergenza c’è, ed è molto seria, lo sanno bene i lavoratori e le lavoratrici che difendono ogni giorno il loro lavoro e chiedono un fisco più equo; l’emergenza c’è non solo perché bisogna
mettere al riparo il paese, proteggendo e diminuendo il debito pubblico; l’emergenza c’è per la crisi, per il crollo della produzione e dell’occupazione. Allora una manovra solo sul debito che
non affronta come stimolare la crescita e far ripartire l’occupazione è una manovra destinata ad essere inefficace se non dannosa per gli effetti depressivi oltre che per le iniquità della
manovra stessa.
Abbiamo detto che la manovra serve, ma quale manovra? Non quella del governo. La manovra del governo fa strame di diritti contrattuali, taglia contratti già in vigore, taglia l’occupazione nel
pubblico, blocca il turn over, taglia anche i contratti precari. Così come continua a tagliare sulla scuola dove si vogliono bloccare anche gli scatti di anzianità. Si decide di rinviare per
tutti i lavoratori le nuove pensioni di un anno, e non si garantisce per tutti i lavoratori in mobilità la salvaguardia del posto di lavoro, ma si decide un tetto a 10 mila. Se sui lavoratori
pesa quasi la metà della manovra il resto viene attuato tagliando risorse alle regioni e agli enti locali, programmando così la riduzione delle prestazioni sociali e delle attività di sostegno
allo sviluppo nei territori. Un attacco alle condizioni di cittadinanza a partire dalle condizioni dei pensionati. Sulla evasione e sulla corruzione, recita il mea culpa reintroducendo la
tracciabilità che aveva cancellato due anni fa. Contemporaneamente introduce la sanatoria catastale.
Nella rappresentazione mediatica il governo ha annunciato che avrebbe tagliato i costi della politica, eppure salvo qualche simbolico ritocco, non mette mano al vero costo ingiusto della
politica: la moltiplicazione delle società, le deroghe al rispetto delle leggi di protezione civile, la conferma della Difesa SpA, ovvero la difesa privatizzata che può saltare i vincoli di legge
sugli appalti.
Tanti tagli, nessun investimento. Una manovra, quindi, iniqua, ingiusta, priva di etica, depressiva.
Si può fare diversamente? Sì. Per cambiare le misure governative la Cgil prosegue la mobilitazione dei lavoratori e dei pensionati. Una mobilitazione che ha già dato primi risultati come la
decisione di bloccare i tagli agli enti di ricerca e di cultura (anche se preoccupa la decisione di affidare al ministro Bondi la scelta di dove tagliare). Inoltre, abbiamo registrato la rinuncia
ai tagli contrattuali delle forze di polizia, dei vigili del fuoco e delle forze armate, ottenuta dopo la dura protesta della Cgil e del Silp.
La Cgil, per protestare contro il complesso della manovra, sarà in piazza il 12 giugno e prepara lo sciopero generale. Per questo ci apprestiamo a una grande campagna di assemblee per indicare il
cambiamento necessario: tassare le rendite, i grandi patrimoni, introdurre un addizionale sui redditi oltre 150mila euro, alzare il “contributo” per chi ha beneficiato dello scudo fiscale, fare
un’operazione seria sugli sprechi per riformare la pubblica amministrazione, ripristinare la contrattazione di secondo livello nel pubblico, finalizzandola alla riforma.
Cambiare per sostenere un vero piano del lavoro, composto da istruzione, ricerca, occupazione trasparente per i giovani anche nel pubblico; incentivare l’occupazione femminile e il lavoro a tempo
indeterminato; rendere più flessibile il patto di stabilità per far partire i cantieri delle piccole opere delle amministrazioni locali; ridurre i costi della politica difendendo democrazia e
partecipazione. E infine avviare la riforma fiscale riducendo la tassazione sul lavoro, sulle pensioni, sulle imprese. Per una manovra così, equa e legata alla crescita, i lavoratori pubblici e
privati sono pronti a fare la loro parte. Crescita e risanamento non sono tempi diversi, devono essere un’unica strategia che guarda al futuro.
* Segretaria confederale Cgil
01/06/2010
Fonte: rassegna.it











