mar
20
apr
2010
TERZIARIO: FILCAMS, SERVE 'FUTURO SOSTENIBILE'
di Enrico Galantini
“Il futuro sostenibile del lavoro terziario”. Questo lo slogan del tredicesimo congresso della Filcams che si è aperto oggi pomeriggio a Riccione con la relazione del segretario generale Franco
Martini. Mai come in questo caso, però, la parola “slogan” appare inadeguata. Quelle quattro parole (“futuro” “sostenibile” “lavoro” “terziario”) rappresentano il cuore della sfida, “la sua
dimensione culturale, prima ancora che politica e sindacale” che il congresso lancia agli altri sindacati, alle controparti, al paese. E questa sfida è il nocciolo duro della relazione, che pure
ha affrontato nelle sue quasi quaranta cartelle tutti i temi di attualità per il sindacato, dalle divisioni tra le confederazioni alle politiche del governo, ai contratti.
“Da questo congresso vogliamo far uscire una Filcams che sia soggetto politico, non solo categoria sindacale – ha detto Martini –: soggetto politico in quanto in grado di mettere in campo un
autonomo progetto di sviluppo del terziario oltre la crisi e di promuovere l’iniziativa politica, culturale e sindacale necessaria per affermarlo, insieme agli altri soggetti che operano nel
settore”.
Un progetto necessario perché la crisi è tutt’altro che finita. E se “il terziario è stato per anni il settore che ha offerto una valida alternativa al declino dell’industria manifatturiera,
assorbendo buona parte dell’occupazione espulsa e sostituendosi nella produzione della quota prevalente del reddito, purtroppo non è più così. Anzi, per molti versi, il terziario rischia di
diventare sempre più una grande fabbrica d’incertezza, di precariato, un mondo non più in grado di offrire futuro alle persone che vi lavorano”.
E allora bisogna ripensare i modelli di consumo, sapendo che “esiste un nesso stretto fra modello di consumo, modello di sviluppo del settore distributivo, modello di lavoro nelle aziende
distributive”. Basta con le “distorsioni del consumismo di massa”: “il consumo è la carta d’identità di una civiltà”, “la nostra società non è più in grado di sopportare questo modello di
consumo, i suoi effetti e le sue conseguenze”. E d’altronde a questo modello di consumo corrisponde un modello distributivo, fondato sui “non luoghi” delle cittadelle del consumo, che porta
all’abbandono dei centri storici e alla progressiva occupazione del territorio, con grossi costi sociali, culturali ed economici. E corrisponde anche a un modello di lavoro sul quale si scarica
il peso della sostenibilità del sistema, con un lavoro sempre più precario e mal pagato ma spalmato sui tutti i santi giorni dell’anno.
A questo non ci si può rassegnare. A questo bisogna rispondere con un progetto che va costruito con l’apporto di tutti: sindacati, controparti, associazioni dei consumatori. Un progetto che deve
saper chiedere alla politica risposte concrete all’altezza della sfida di cui parlavamo all’inizio. “Il nostro mondo – ha detto Martini – deve produrre un sussulto verso la politica, perché
discutere del terziario oltre la crisi, significa discutere in buona parte del paese che vogliamo, fuori da questa crisi, significa entrare dentro la palestra del cambiamento, fatto non di
propaganda, ma di scelte concrete, qualificate e lungimiranti”.
19/04/2010
Fonte: rassegna.it











