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09

apr

2010

ITALIA FERMA DA 10 ANNI, CRESCE SOLO LA CIG

Confindustria: il Pil pro capite è diminuito del 4,1%, “servono riforme per tornare a crescere”. La Cgil lancia l’allarme sulla cassa: a marzo è esplosa, e la disoccupazione supera l’11%. “Ci vuole un fisco più equo. Aiutare famiglie e lavoro dipendente”

L’Italia è ferma. Anzi va indietro. La Confindustria segnala che il Pil pro capite negli ultimi dieci anni non solo non è cresciuto, ma è diminuito, e chiede liberalizzazioni e l’alleggerimento delle tasse sulle imprese. La Cgil, invece, lancia l’allarme sulla cassa integrazione, in particolare quella straordinaria, che mette il segno + ed esplode letteralmente a marzo. Anche il sindacato chiede che il governo si dia una mossa, diminuendo il carico fiscale sul lavoro e sulle famiglie. Due ricette diverse, da imprese e Cgil, che partono però da letture convergenti sullo stato non entusiasmante dell’economia italiana.

Dal 2000 a oggi il Pil pro capite si è ridotto del 4,1%, ed è arretrato nel confronto internazionale. L’associazione degli industriali lo rimarca in occasione del convegno del Centro Studi Confindustria “Libertà e benessere: l’Italia del futuro”, in corso a Parma il 9 e il 10 aprile. Confindustria chiede al governo le riforme per “tornare a crescere”. “Le priorità - ha affermato Luca Paolazzi, direttore del Csc, aprendo il convegno - vanno alla riduzione della burocrazia, all’alleggerimento del carico fiscale, dalle liberalizzazioni per una maggiore concorrenza, al merito fino alla legalità, alle infrastrutture, al mercato del lavoro, all’energia meno cara”. Serve dunque un “cambiamento di passo”, bisogna “voltare pagina”.

Paolazzi ha ricordato che “c’è ripresa ma la crisi non è finita per molte imprese, la crisi continua perché l’aggiustamento sul mercato del lavoro avviene in ritardo”. Secondo il Csc, se le riforme chieste dagli industriali fossero realizzate, in 20 anni il Pil aumenterebbe di circa il 30%: +13% con le riforme che riguardano il capitale umano; +4% con meno burocrazia, +11% con le liberalizzazioni.

Cgil, a marzo riesplode cig, boom per la straordinaria
Dagli scenari al presente. A marzo, infatti, riesplode la cassa integrazione: una conferma che l’economia del paese non riparte e si consolida in negativo una forte stasi produttiva. E’ il quadro che emerge dalle elaborazioni dei dati Inps da parte dell’Osservatorio cig del dipartimento Settori produttivi della Cgil Nazionale. La tendenza negativa dell’economia ha portato, nel solo mese di marzo, a una richiesta di cig di 122.599.702 ore con un aumento sullo stesso mese del 2009 del 106,83%, mentre da gennaio a marzo di quest’anno la Cassa integrazione ha raggiunto 302.217.009 ore con un aumento sul 2009 del 133,88%.

La cassa integrazione ordinaria aumenta sul mese precedente del +12,52%, per un totale di 42.783.553 ore: si ferma così la tendenza al ribasso degli ultimi mesi. Da inizio anno la cigo aumenta del 34% sullo stesso periodo dello scorso anno. Quanto alla cassa integrazione straordinaria, questa aumenta del +27,79% su febbraio 2010 con il volume di ore più alto non solo degli ultimi 18 mesi ma anche da quando è iniziata la fase di crisi economica. Rispetto a marzo 2009 il balzo in avanti è consistente: +357,94% per un volume di 182.454.021 ore di cigs. Il settore con aumento maggiore è il settore del commercio +1.409,90%.

Alla luce di questi dati l’Osservatorio cig della Cgil ricalcola il dato sulla disoccupazione, il quale “aumenta ben oltre il tasso ufficiale se si aggiungono i nuovi lavoratori inattivi che rinunciano a chiedere lavoro e la quota di lavoratori equivalenti a zero ore in cig”. Ne esce così fuori per l’Osservatorio “un tasso di disoccupazione che va oltre l’11,5%”. Inoltre, dalle elaborazioni della Cgil, nel periodo gennaio marzo 2010, considerando un livello medio di ricorso alla cig, ovvero il 50% del tempo lavorabile globale, si confermano in oltre un milione e cinquecentomila i lavoratori in cigo e in cigs. Se invece si considerano i lavoratori equivalenti a zero ore per tutto il periodo 2010 si determina un’assenza completa dall’attività produttiva per 629.619 lavoratori.

“Una situazione sempre più insostenibile, per milioni di lavoratori, cassaintegrati, precari. Molti con coperture economiche irrisorie mentre ancora di più sono quelli senza alcuna coperture”, afferma la segretaria confederale della Cgil, Susanna Camusso, nel sottolineare come in questi tre mesi, senza contare quelli che senza tutela hanno perso il posto di lavoro, i lavoratori ‘parzialmente’ tutelati dalla cig hanno perso nel loro reddito già oltre 830.730.045 di euro. Secondo la dirigente sindacale “non ci sono più alibi per il governo: fermare ed invertire questa deriva non è più rinviabile, prima cosa da fare, per dare respiro all’economia serve aumentare il reddito disponibile delle famiglie, aumentando i redditi dei lavoratori dipendenti e dei pensionati, riformando il fisco rendendolo più equo e più giusto”.

09/04/2010


Fonte: rassegna.it

 

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