La proposta sarà formalizzata al congresso nazionale della Cgil. L’annuncio del segretario confederale in chiusura dell’assise della Fillea. Per il ddl lavoro “mobilitazione
straordinaria”
di Paolo Andruccioli
MONTESILVANO (Pescara). “Quello che concludiamo oggi è un congresso importante, il congresso della terza categoria per numero d’iscritti della Cgil, durante il quale abbiamo avuto in diretta la
notizia della decisione del presidente Napolitano. E’ stato un buon auspicio per il nostro lavoro futuro”. Con queste parole il segretario confederale della Cgil, Fulvio Fammoni, ha concluso oggi
il XVII Congresso della Fillea Cgil che sta per confermare, come segretario generale, Walter Schiavella.
PERCHÉ I LAVORATORI VOTANO A DESTRA? Fammoni ha voluto prendere subito il toro per le corna, ovvero la valutazione dei risultati delle elezioni regionali a partire dal voto della Lega, ma anche
dell’aumento dell’astensionismo di sinistra. Un voto che ha premiato un governo che non ha fatto nulla contro la crisi. Perché è successo? Perché viene premiato uno dei governi più antilavoro?
Perché i lavoratori votano centrodestra? “Il governo ha usato la crisi a scopo di consenso – ha spiegato Fammoni – nonostante il suo progetto di tagliare il welfare, la scuola, usare in modo
distorto l’informazione (i cassintegrati vengono definiti “garantiti)”. Un governo che sta per mettere le mani sullo Statuto dei lavoratori. Si tratta di un progetto politico che collega i vari
interventi. E’ visibile la volontà di superare i tre problemi della scorsa legislatura: i tempi (il governo non rimanda ma cerca di fare tutto subito), la contrattazione che viene vista come
ostacolo (e qui cade l’accordo separato) e infine il diritto del lavoro. Per il governo – ha spiegato Fammoni – democrazia e regole sono “ostacoli da superare”.
SUBITO UNA LEGGE SULLA RAPPRESENTANZA. Per questo la Cgil formalizzerà, al congresso nazionale di Rimini, la sua proposta di legge sulla rappresentanza. “Noi pretendiamo la verifica della
rappresentanza, non abbiamo nulla da temere”. Fammoni ha parlato anche di un possibile accordo interconfederale. Ma serve comunque una legge che stabilisca il contesto: le regole si rispettano e
non si cambiano in corso d’opera.
MOBILITAZIONE STRAORDINARIA SUL COLLEGATO LAVORO. Il segretario confederale ha poi parlato dei diritti degli immigrati e ha ricordato i tempi i cui erano gli italiani ad essere nella condizione
di immigrati. Su questo, come su altre questioni, è necessario reagire al pessimismo che attanaglia la sinistra. Bisogna essere preoccupati, ma non sfiduciati. Non possiamo permettercelo - ha
detto - abbiamo le proposte e la possibilità per farlo. E qui emerge il compito di un sindacato, di un sindacalista. Oggi serve ancora di più un sindacato confederale. Lo vediamo già dalla
questione del processo del lavoro. “Non avendo desistito – ha detto Fammoni – abbiamo ottenuto un primo risultato grande. Per questo ci vuole un impegno straordinario durante tutto il dibattito
parlamentare sulla legge”.
IL LAVORO CHE NON C’È. I dati sull’occupazione e in particolare sulla disoccupazione giovanile e sul precariato dimostrano la centralità di una battaglia su questo terreno. La situazione che si
vive è straordinaria, ma è come se non ci fosse la percezione dell’emergenza, mentre si continua a tacere sull’operato del governo. Non esistono politiche pubbliche, non ci sono risorse. E gli
incentivi non sono una soluzione. Siamo in presenza di una classica manovra di finanza pubblica. Ma le decisioni andrebbero prese subito perché è da come si sceglie oggi che si determinerà
l’uscita dalla crisi. Siamo al dramma lavoro.
LA LINEA DELLA CGIL DEI PROSSIMI QUATTRO ANNI. Una fase della discussione si è chiusa, gli iscritti hanno deciso. Adesso dobbiamo applicare la linea politica che è stata scelta - ha detto il
segretario confederale durante il suo intervento - dobbiamo discutere di rapporti unitari. Insieme è meglio, su questo siamo d’accordo tutti. Quando si sta insieme si ottengono i risultati più
alti. Ma non ci si può nascondere visto che la situazione è forse peggiore di quella della rottura del 1984. C’era allora un’idea di sindacato confederale. Ora dobbiamo sfruttare ogni
possibilità, ma è chiaro che è in gioco il modello sindacale. Dirsi dunque la verità, per vedere se è possibile risalire. Il secondo punto cruciale è il tema delle alleanze. L’autosufficienza non
paga. Dobbiamo confrontarci alla pari con gli altri settori, visti i grandi cambiamenti avvenuti nella società. Citando Enrico Berlinguer, Fammoni ha detto che nel suo pensiero ci sono tuttora
molte idee attuali (la questione morale per esempio). Il populismo si contrasta con la ragione, ma anche con l’idealità e la prospettiva. Infine si tratta di riflettere sulla questione dei
risultati e sul consenso. “Non dobbiamo mai astrarci da questo - ha detto Fammoni - dobbiamo dimostrare di aver fatto tutto il possibile per portare a casa i risultati. E’ questo che preserva il
nostro consenso che non è affatto scontato. Il consenso va conquistato giorno per giorno con la nostra coerenza. Dobbiamo dimostrare che il voto dei nostri iscritti è l’elemento decisivo, avendo
la capacità di adattare le scelte a quello che succede realmente”. Fammoni ha detto anche di essere d’accordo sul concetto di “non autosufficienza” della maggioranza, ma rispettando sempre il
modello di rappresentanza della Cgil confederale. La Cgil è la più grande forza sociale e questo è il patrimonio su cui costruire il futuro. “Il centrodestra dice che la Cgil è il vero problema –
ha detto Fammoni – quindi io dico: testa alta, schiena dritta, perché questo problema non lo riusciranno a superare”.
01/04/2010
Fonte: rassegna.it











