sab
20
mar
2010
CENSIS: IL TERZIARIO E' UN'INDUSTRIA?
Convegno sul futuro del settore organizzato dall'istituto di ricerca.
Roma, 19 mar. (Labitalia) - Il terziario e il suo ruolo nell'economia del Paese in questo periodo di crisi. Ma anche le necessità di ristrutturazione e di razionalizzazione del settore. Di questo
si è discusso nel corso del convegno 'Il Terziario è un'industria?', organizzato dal Censis e tenutosi a Roma nella Biblioteca del Senato, in occasione della giornata dedicata al fondatore
dell'istituto di ricerca, Gino Martinoli, scomparso nel 1996. Durante l'appuntamento, è stato anche presentato un rapporto curato dal Censis sulla situazione del terziario nel Paese.
A introdurre il dibattito il presidente del Censis, Giuseppe De Rita, che ha posto subito l'accento sui 'nodi' da risolvere nel terziario, un settore che negli anni, ha detto, si è "rigonfiato"
sempre di più a livello occupazionale e che oggi necessita di "ristrutturazioni" per essere più razionale e trainare la crescita del Paese. "La nostra curiosità -si è chiesto De Rita- è: oggi è
possibile entrare nel terziario con una logica industriale di ristrutturazione? Quali sono i settori del terziario su cui si può lavorare in questo senso: banche, assicurazioni, piccolo
commercio?".
E, secondo il direttore generale del Censis, Giuseppe Roma, "oggi industria e servizi hanno perso un po' i confini che avevano in passato, abbiamo un sistema economico sempre più ibrido". "Oggi
-ha spiegato- il rapporto tra industria e servizi è molto stretto, complemetare, quasi rovesciato". Cambiamenti che si sono accentuati negli ultimi 20 mesi, in coincidenza con la crisi economica:
"Questo terziario -ha spiegato Roma facendo riferimento al rapporto curato dall'istituto di ricerca- che negli anni scorsi è cresciuto in modo rilevante, si sta adesso 'sgonfiando',
razionalizzando. Si deve pensare al fatto che 3 milioni di posti di lavoro negli ultimi 15 anni nel Paese sono arrivati da questo settore, di cui 2,5 milioni dipendenti e 500 mila
autonomi".
Un terziario 'razionalizzato', quindi, secondo Roma, per via della crisi. "Si sta riducendo - ha sottolineato - lo spontaneismo e l'improvisazione propri del settore dei servizi degli ultimi
quindici anni, ma si deve ancora lavorare su questo". Roma ha quindi sottolinetato che per le aziende del settore "deve essere fondamentale l'internazionalizzazione. E poi - ha aggiunto - c'è da
dire che vanno razionalizzate quelle piccole strutture che difficilmente potremo riportare a posizioni intermedie". Per il direttore del Censis, comunque, il terziario va ripensato per il futuro:
"Meno spontaneità e improvvisazione, più organizzazione, più struttura e lavoro in rete".
E sulle sfide per il fututo del settore ha centrato il suo intervento Luigi Taranto, direttore generale di Confcommercio. "La priorità resta - ha detto - quella di rafforzare la dinamica del
ritorno alla crescita, con un'economia reale che è fatta di un'industria che è e deve restare preziosa, ma anche di un'economia di servizi che rappresenta almeno il 50% dell'intero sistema
economico. Il problema di fondo che emerge in questo periodo è quello della produttività, che è particolarmente rilevante nel settore del terziario". Sfida della produttività che, per Taranto,
può essere vinta "puntando sull'innovazione".
Della situazione del settore bancario ha parlato Paolo Savona, presidente di Unicredit Banca di Roma: "Il settore creditizio è fin troppo complicato - ha detto - per avviare una situazione di
concorrenza 'estensiva'. Il comparto vive oggi un momento di difficoltà, nonostante da noi non sia fallita neanche una banca, rispetto agli Stati Uniti, dove hanno chiuso diversi istituti. E c'è
da dire -ha aggiunto- che le nostre banche hanno permesso al Paese di uscire dalla crisi senza fare la fine, ad esempio, della Grecia".
Luigi Paganetto, presidente della Fondazione Economia di Tor Vergata, ha sottolineato "il grande rilievo" del lavoro realizzato dal Censis. "Credo che -ha detto- il ruolo dei servizi nel fare
innovazione sia decisivo per il futuro non solo dell'Italia ma dell'Europa intera. Ma mi chiedo come sia possibile -ha aggiunto- la crescita dell'innovazione se noi abbiamo una percentuale di
laureati e di 'skilled' molto basso rispetto al totale dei lavoratori. E questo -ha concluso- è uno gli aspetti da approfondire, specie per quanto riguarda l'innovazione organizzativa".
Fonte: adnkronos.com











