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23
feb
2010
LA CRISI FA CHIUDERE OLTRE 250 IMPRESE COMMERCIALI A RAVENNA
RAVENNA - L'esame attento dell'andamento del registro imprese della Camera di Commercio (2009 su 2008) pubblicato nei giorni scorsi, certifica e sottolinea la situazione economica difficile
della provincia bizantina. Un dato che si coniuga con i riferimenti gestionali delle imprese, con la loro limitata redditività e con quelli dell'occupazione. Il saldo negativo (tra cessate e
iscritte) riguarda in particolare il commercio con -202 e a seguire l'agricoltura e i trasporti.
Il saldo negativo del commercio copre quasi per intero il dato finale generale del registro camerale (-253). Nel corso del 2009 sempre nel commercio si sono chiuse 655 posizioni d'impresa. Il
dato è stato negativo per 3 trimestri su 4. E le imprese che aprono non sono come quelle che chiudono.
Nel panorama provinciale il segno positivo nel commercio si registra a Bagnara, Conselice, Cotignola e S. Agata Sul Santerno, negativo in tutti gli altri comuni. Sopra alla media provinciale il
dato negativo si registra in particolare nella collina (Brisighella, Casola, Riolo Terme), ad Alfonsine, Lugo e a seguire a Cervia, Castel Bolognese, Faenza, Russi.
Anche nel turismo che pure ha avuto un andamento migliore si registrano dati alterni, a partire da 11 aziende alberghiere in meno.
Il Presidente Provinciale della Confesercenti Roberto Manzoni sottolinea in merito "come questi dati siano altrettanto preoccupanti oltre a quelli evidenti e fotografano le difficoltà economiche
del momento, tutt'altro che superate e con le quali abbiamo aperto l'inizio del 2010, difficoltà che portano alla chiusura di imprese. La crisi si presenta con questa faccia. Di questi risultati
e andamenti si deve tenere conto a tutti i livelli a partire dal Governo, intervenendo con urgenza e determinazione per sostenere le imprese, l'occupazione, la fiducia dei consumatori e per dare
prospettive positive all'economia. Servono politiche e azioni per sostenere i consumi interni e per ridurre il carico fiscale che preme sulle imprese a partire dalla necessaria riduzione
dell'impatto degli studi di settore nel 2010 che noi consideriamo una priorità non eludibile anche ai fini di impedire altre migliaia di chiusure e tagli occupazionali. E a livello locale bisogna
superare le previsioni di nuove espansioni per le grandi strutture commerciali. Come ha sottolineato anche ieri la stessa relazione del Congresso Provinciale della Filcams-Cgil, le
liberalizzazioni così come le aperture generalizzate non costituiscono una risposta di sviluppo e di corretta pianificazione, ma fanno lievitare costi e problemi. In diversi parti dell'Europa si
sono adottate scelte diverse. Servono sostegni e non penalizzazioni."
23 Febbraio 2010
Fonte: romagnaoggi.it
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