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2010

EPIFANI: SUL FISCO SIAMO AD UN PUNTO DI ROTTURA. 12 MARZO 2010 SCIOPERO GENERALE

Oggi convegno nazionale CAAF CGIL, quarta tappa della campagna ‘Per un fisco giusto’. Da dati sindacato aumenta il divario del potere d'acquisto tra le famiglie dei lavoratori dipendenti-operai e quelle di imprenditori-liberi professionisti

Siamo arrivati ad un punto oltre il quale la corda si può spezzare. E’ questo lo stato della ‘tensione’ che si registra sul fisco, e la sua effettiva iniquità, secondo il Segretario Generale della CGIL, Guglielmo Epifani. Un allarme che il leader sindacale ha lanciato oggi nel corso della quarta tappa della campagna della CGIL ‘Per un fisco giusto’ - il convegno nazionale dei CAAF dell’organizzazione sindacale - per sostenere le proposte di riforma fiscale, e denunciare l’eccessiva pressione fiscale sul lavoro dipendente e sulle pensioni, in vista dello sciopero generale in programma il 12 marzo.

Dai dati forniti oggi dalla CGIL emerge in tutta la sua interezza l’iniquità dell’attuale sistema fiscale. Aumenta, infatti, il divario del potere d'acquisto tra le famiglie dei lavoratori dipendenti-operai e quelle di imprenditori- liberi professionisti. Un calcolo che la Confederazione ha fatto raffrontando il reddito disponibile reale di queste categorie tra il 2002 e il 2009. Dai dati della CGIL risulta che in questo lasso di tempo gli imprenditori e i liberi professionisti hanno ‘guadagnato’ 16.407 euro mentre gli impiegati hanno perso 2.097 euro e gli operai 1.848 euro. Inoltre, sebbene a causa della crisi si riduca l'occupazione e la massa salariale, secondo i calcoli della CGIL la pressione fiscale sul lavoro continua ad essere superiore a quella generale. La pressione fiscale generale, infatti, era nel 2008 pari al 42,8% mentre nel 2009 è salita al 43,3%. La  pressione fiscale sul lavoro che già nel 2008 era al 44%, nel 2009 è salita al 44,4%.

E le prospettive per quest’anno e i prossimi non fanno ben sperare. “Anche quest’anno ci sarà un aumento di prelievo sul lavoro”, ha detto Epifani nel sottolineare “la responsabilità di indicare un cambiamento della politica fiscale”. Il segretario generale ha di fatti puntato il dito contro l’ingiustizia nel “vedere le classifiche sui redditi in cui nelle categorie più alte ci sono dipendenti e pensionati”. Quella sul fisco, ha ricordato tuttavia, è una battaglia che la CGIL si trova a fare da sola ma che avrebbe voluto fare unitariamente perché ‘riguarda tutti’. “Avevamo fatto con il governo Prodi tre direttivi unitari per decidere uno sciopero se non fossero arrivati cambiamenti sul fisco - ha ricordato -. Perché oggi lo sciopero non si può più fare? Perché c’è la crisi? Con la crisi, tuttavia, è successo che quelli che pagano il prezzo più alto sono gli stessi su cui aumenta la pressione fiscale”. La crisi secondo Epifani ha agito e agisce come moltiplicatore delle differenze di reddito e di potere d'acquisto.

“Tutti i dati - ha continuato - dicono che da qui a 3 anni aumenterà il tasso di disoccupazione: e, di fronte ed una risorsa come quella del lavoro sempre più scarsa, si lascia aumentare la pressione fiscale. Questo è un obbrobrio di politica economica, si interviene per aumentare la forbice tra reddito netto e lordo”. Allo stesso modo ha ribadito come la misura dello scudo fiscale sia stata ed è una ‘vergogna’ “soprattutto perché garantisce l'anonimato: ora capisco perché sulla tracciabilità è stato fatto un passo indietro. L'Italia non può essere il paese dei condoni''. Intanto di fronte al rifiuto di CISL e UIL a mobiliarsi, Epifani conferma la volontà della CGIL di andare avanti nella protesta anche da sola. “Quando un governo ti chiede di lavorare insieme e poi neppure convoca un tavolo, quando una situazione non si risolve, un'organizzazione sindacale ha il dovere di agire e ha gli strumenti per fare pressione: una campagna informativa, la mobilitazione ed anche lo sciopero”, ha affermato Epifani nel concludere: “Noi vorremo lavorare perché quello che e' stato possa riessere: ma intanto qualcuno deve assumersi il compito di essere il ponte di trasmissione tra quanto fatto e quanto deve tornare a fare un movimento sindacale”.

18/02/2010


Fonte: cgil.it

 

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