mar
05
gen
2010
FILCAMS RIMINI: E' ORA DI RIPENSARE LA LOGICA DELLE APERTURE DEL COMMERCIO E DEL RIPOSO FESTIVO
Mauro Rossi, segretario Filcams Rimini: "Chiediamo alle amministrazioni locali di affrontare urgentemente questo nodo". Danneggiati piccolo commercio e tessuto sociale.
di Claudio Monti
RIMINI - "E' venuto il momento di ripensare al tema della grande distribuzione e della rete commerciale cittadina che oggi più che mai è in estrema sofferenza". Mauro Rossi, segretario
provinciale Filcams Cgil, all'indomani dello scontro con il vicesindaco Melucci sull'apertura dei negozi il primo giorno dell'anno, pone una riflessione a 360 gradi. Prima un bilancio della
deroga concessa dal Comune di Rimini, che è sfociata nella lettera aperta al presidente della conferenza episcopale emilano romagnola, il card. Carlo Caffarra, al vescovo di Rimini e agli
amministratori locali. "Lo sciopero è stato proclamato per ricostituire un diritto che l'amministrazione comunale ha tolto, quello di fare festa il primo gennaio. E il risultato è sotto gli occhi
di tutti: i negozi del centro storico sono rimasti totalmente chiusi, quelli aperti nella zona del mare si sono contati sulle dita di una mano", attacca Rossi . "Un bottino davvero magro. Si è
ripetuto ancora una volta il solito giochetto: vengono stabilite delle regole, assunte delle decisioni coi sindacati, e poi puntualmente si fa altro, anzi si permette ad ognuno di fare ciò che
vuole, vige la legge del più forte. Per giustificare i negozi aperti si è fatto il discorso della necessità di garantire i servizi, peccato che questo non valga ad esempio per le farmacie, perché
1'1 gennaio per trovarne una aperta bisognava girare da un capo all'altro della città". E' necessario andare verso una nuova regolamentazione, dice Mauro Rossi, soprattutto per curare quel malato
grave che si chiama rete commerciale. Ma la Cgil va oltre, entrando di peso anche nel dibattito sulla grande distribuzione che sta mietendo un gran numero di "vittime" fra i piccoli commercianti:
"Sarà il tema della distribuzione commerciale a tenere banco al prossimo congresso regionale e nazionale della Filcams Cgil in programma a Riccione.
Chiediamo alle amministrazioni locali di aprire un confronto su questo: quale modello di sviluppo commerciale deve avere una città come Rimini?
La chiusura dei piccoli negozi, e ormai quotidianamente assistiamo ad una saracinesca che si abbassa e non si rialza più, è il frutto di scelte commerciali sbagliate, della concentrazione
avvenuta nella grande distribuzione". Come intervenire per invertire questa rotta negativa, ormai - e da tempo - denunciata da tanti ma senza che azioni concrete abbiano fatto nascere qualcosa di
nuovo? "Serve una diversificazione, la concentrazione sulla grande distribuzione non fa bene al tessuto sociale. Per cambiare rotta e per non continuare a tagliare le gambe ai piccoli
commercianti occorre anche una diversificazione sugli orari". Su questo filone il sindacato darà battaglia nell'anno che si è aperto. E intanto alle lettere aperte inviate negli ultimi giorni
dell'anno dai sindacati ai prelati emiliano romagnoli (fra i quali anche mons. Francesco Lambiasi) per il riposo festivo, arrivano le prime risposte. Non si è ancora pronunciato il card.
Caffarra, ma lo ha fatto l'arcivescovo di Modena e Nonantola, mons. Benito Cocchi: "La difesa del giorno del riposo collettivo che nella tradizione occidentale coincide con la domenica, il giorno
del Signore per le comunità cristiane, non rappresenta la nostalgia arcaica di una società contadina che non esiste più, ma l'affermazione della priorità dell'uomo e delle sue esigenze più
profonde". Come la rivoluzione francese e i totalitarismi del '900 hanno cercato di uccidere la domenica, così "oggi assistiamo a un analogo tentativo da parte di poteri e culture che
identificano il benessere con la produzione e il commercio senza tenere conto della qualità dei rapporti personali e delle dimensioni spirituali della vita di ciascuno e delle famiglie". Molti,
"nel nostro mondo concitato", auspicano di poter fare la spesa 24 ore al giorno e 365 giorni l'anno, "ma una comunità ha bisogno di tempi di lavoro e di riposo condivisi da tutti proprio per
rimanere una comunità".
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Parla don Antonio Moro, direttore dell'ufficio Diocesano di pastorale sociale: "La produttività economica non è tutto". Gli amministratori pubblici hanno un preciso dovere
La lettera dei sindacati in difesa del riposo domenicale è stata inviata anche al vescovo di Rimini
di Claudio Monti
RIMINI - "La chiesa è sempre stata molto chiara al riguardo, sottolineando con forza l'importanza decisiva del riposo festivo" . E' don Antonio Moro, direttore dell'ufficio Diocesano di pastorale
sociale, a rispondere alle considerazioni contenute nella presa di posizione dei sindacati di Rimini, che criticando il provvedimento del Comune avevano sottolineato come "la persona umana va
posta al di sopra degli interessi economici". Don Moro concorda: "La dottrina sociale della chiesa invita le autorità pubbliche a vigilare affinché ai cittadini non sia sottratto per motivi di
produttività economica un tempo destinato al riposo e al culto divino". E quel tempo è la domenica. "E' un tema che ritorna periodicamente nella nostra città", fa notare il direttore Diocesano
della pastorale sociale, "ma sempre la nostra chiesa si è espressa con precisione: il riposo festivo permette alle persone di curare la vita famigliare, culturale, sociale e religiosa, perché al
centro possa esserci l'uomo". Don Antonio Moro riconosce che ci si trova davanti ad una "problematica molto complessa e ad esigenze difficili da conciliare in una realtà come quella di Rimini, ma
la strada maestra rimane quella indicata dalla chiesa e dal nostro vescovo, che richiamano il valore del riposo festivo non solo come valore cristiano ma anche antropologico". Secondo don Antonio
Moro è molto interessante anche la sentenza della Corte costituzionale tedesca, sollecitata in Germania dalla chiesa cattolica e da quella evangelica : "A maggior ragione se c'è stato un discorso
ecumenico su questo tema e un pronunciamento della Corte, mi sembra che tutti dovremmo farne tesoro . Compresi gli amministratori pubblici". E per la Diocesi di Rimini la strada per farne tesoro
parte dal dialogo: "L'argomento è della massima importanza e la strada del confronto fra le parti va perseguita con convinzione. Senza dimenticare che dovere delle autorità pubbliche è quello di
far sì che ai cittadini sia garantito il giorno del riposo."
Fonte: La Voce di Romagna, edizione di Rimini, del 5/1/2010
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