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2009

LAVORO DOMENICALE NEL COMMERCIO: COMUNICATO DEL CENTRO DI PASTORALE SOCIALE E DEL LAVORO DELLA CURIA DI MODENA

La lettera che i delegati sindacali di Coop Estense e i responsabili dei settori corrispettivi di CGIL CISL UIL ci hanno fatto pervenire merita attenzione. La difesa del giorno del riposo collettivo che nella tradizione occidentale coincide con la domenica, il Giorno del Signore per le comunità cristiane, non rappresenta la nostalgia arcaica di una società contadina che non esiste più, ma l’affermazione della priorità dell’uomo e delle sue esigenze più profonde anche nel mondo dell’economia, del commercio e della tecnica.

Il compito di governare lo spazio e il tempo ha attraversato tutte le culture e le stagioni, fino alla pretesa di uccidere il ritmo settimanale e la dimensione spirituale del giorno di festa perseguita dalla rivoluzione francese e dei totalitarismi del Novecento. Assistiamo oggi a un analogo tentativo da parte di poteri e culture che identificano il benessere con la produzione e il commercio senza tenere conto della qualità dei rapporti personali e delle dimensioni spirituali della vita di ciascuno e delle famiglie.

La decisione della Corte costituzionale tedesca del 1 dicembre 2009 che annulla la legge del senato di Berlino del 2006, impedendo un allargamento a tutte le domeniche di Avvento (il periodo che prepara il Natale) dell’apertura dei negozi della regione costituisce un importante riferimento. Per il presidente delle corte, H.-J. Papier «Un semplice interesse economico dei mercanti e l’interesse quotidiano allo shopping dei consumatori non sono abbastanza decisivi per giustificare le eccezioni di aperture dei negozi». Il cardinale di Berlino, G. Sterzinsky, e il vescovo evangelico M. Dröge hanno commentato: «La sentenza è la vittoria della qualità della vita. Il ritmo di lavoro e di riposo è importante per la società e per ogni singolo cittadino».

La Chiesa italiana è più volte intervenuta per richiamare il valore non solo spirituale e religioso, ma anche umanistico, estetico e culturale del riposo domenicale per tutti. Lo ha fatto nella nota pastorale dopo il convegno di Verona (2007), nella lettera per il congresso eucaristico del 2004, nella nota pastorale sul giorno del Signore del 1984.
La legislazione italiana (decreto legislativo n. 66 del 2003)  ha già stabilito che il riposo settimanale cada di domenica precisando le possibili deroghe: sanità e assistenza, trasporto pubblico, lavorazioni a ciclo continuo, ampi settori dell’agricoltura, il comparto turistico, per citare solo alcuni casi, devono funzionare 365 all’anno. Se non ci sono obiezioni di principio alla possibilità di lavorare anche di domenica, è però necessario che il metro di misura sia molto preciso. In caso contrario le situazioni di necessità sarebbero infinite. Nel nostro mondo concitato molti auspicano, ad esempio di poter fare la spesa 24 ore al giorno e 365 giorni all’anno. Ma una comunità ha bisogno di tempi di lavoro e di riposo condivisi da tutti proprio per rimanere una comunità. Non a caso la Chiesa chiede ai cristiani di porsi in modo critico di fronte allo shopping domenicale.

La difesa della domenica come giorno di riposo per tutti va, pertanto, ben oltre i limiti delle comunità cristiane. È un compito di civiltà che si allarga alla dialettica fra imprenditori e sindacati, al dibattito culturale, alla responsabilità delle istituzioni. L’esempio tedesco mostra in particolare come la consapevolezza delle istituzioni pubbliche nella difesa delle tradizioni e principi umanistici dell’Occidente sia di grande aiuto al vivere di tutti.

Approfondimento:

Per leggere la lettera dei delegati sindacali di Coop Estense

 

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