dom
25
ott
2009
INTERNET E IL LACCIO DELLA POLITICA
Alcuni disegni di legge mettono in discussione le “regole” della rete. Se dovessero diventare legge le proposte di Gaetano Pecorella sul reato di diffamazione e quella del ministro Alfano
sulle intercettazioni, la blogosfera dovrebbe autocensurarsi
di Piergiovanni Mometto
La presenza di molti blogger alla manifestazione organizzata recentemente dalla Fnsi per la difesa della libertà di espressione è un segnale del disagio con cui nel mondo del web italiano vengono
vissute alcune scelte politiche che rischiano di mettere in discussione l’esistenza stessa della rete così come oggi la conosciamo. Se dovessero diventare legge le proposte legislative di Gaetano
Pecorella sul reato di diffamazione e quella del ministro Alfano sulle intercettazioni, i siti internet “di natura editoriale”, dunque non solo i siti dei giornali e dei media ma anche i blog e i
social network, verrebbero equiparati alla carta stampata. Ne deriverebbero una serie di obblighi amministrativi che difficilmente potrebbero essere sostenuti. Inoltre, chiunque pubblicasse
contenuti on line verrebbe chiamato a risponderne non nelle forme previste dalla legge per il privato cittadino ma in quelle molto più gravose previste per giornalisti, direttori ed editori.
Certo, la blogosfera italiana continuerebbe a esistere ma per evitare di incorrere in pesanti sanzioni sarebbe costretta a occuparsi di argomenti neutri che non hanno un rapporto diretto con
quanto avviene nei campi della politica, dell’economia e dell’attualità.
Una rete senza presente che presto potrebbe trasformarsi in una rete senza memoria se dovesse diventare legge il ddl presentato da Caterina Lussana (Lega Nord) sulla tutela del diritto all’oblio
che detta una normativa sui termini massimi di permanenza in rete della notizia di un procedimento penale. Il tema del ruolo sempre più rilevante che la rete sta acquisendo come spazio aperto per
l’informazione dei cittadini si intreccia con quello delle garanzie a tutela del diritto d’autore, anch’esso al centro del dibattito per stabilire le nuove norme del web, dibattito che ha assunto
una dimensione globale e complessa. Stabilire le regole di internet, infatti, non significa soltanto definire gli spazi riservati alla libera espressione e all’informazione dei cittadini, ma
anche stabilire i confini entro i quali potrà svilupparsi una parte importante dell’economia del futuro, quella legata ai contenuti digitali.
L’attenzione dei governi di tutto il mondo, spesso ispirati dalle lobby dei produttori di contenuti, si sta concentrando su questo punto. Ma le risposte che vengono date partono da un presupposto
sbagliato. Editori, case discografiche e cinematografiche hanno la pretesa di voler replicare sul web gli stessi modelli di business che per decenni hanno funzionato nel mondo dei prodotti
fisici. Questi modelli per poter funzionare prevedono il controllo verticale di tutta la catena di produzione (dall’ideazione alla vendita), ma ciò oggi non è più possibile. Una volta trasformato
in file digitale un contenuto può essere replicato, scambiato e trasformato in pochi istanti. Internet è un mercato diverso, con regole proprie e chiunque voglia operare in questo mercato
dovrebbe farlo adottando dei modelli di business coerenti e non cercare di condizionare a suo favore le regole.
Questa errata impostazione del problema, che ha portato ad esempio il governo francese ad approvare un provvedimento particolarmente duro (il distacco della connessione a internet) per chi
scambia file illegalmente, è la stessa che ispira i due ddl presentati dai deputati del Pdl Gabriella Carlucci e Luca Barbareschi. Il primo prevede l’estensione indiscriminata a tutto il web
delle norme sulla stampa e il divieto di pubblicare contenuti in forma anonima. Ma il vero elemento di novità è la creazione di un comitato indipendente in seno al garante per le
telecomunicazioni al quale sarà demandata l’attività di contrasto degli illeciti commessi sul web. Il comitato avrebbe un ruolo molto più invadente e pericoloso di quello analogo francese:
risponderebbe solo a sé stesso e potrebbe disporre di uno dei sistemi tecnologici di controllo del web più raffinati e capillari in assoluto, quello che lo Stato italiano ha messo in piedi per il
contrasto della pedopornografia e del gioco d’azzardo sul web. Un sistema che se utilizzato senza le attuali limitazioni, consentirebbe di monitorare l’intero complesso delle attività dei
cittadini sul web.
Anche il ddl Barbareschi offre elementi di poca chiarezza e prospetta scenari preoccupanti. In primo luogo introduce un nuovo sistema di gestione dei diritti d’autore, che prevede di canalizzare
la fruizione lecita delle attività di file sharing all’interno di strutture digitali gestite e create da soggetti predefiniti (“piattaforme telematiche per l’immissione e per la fruizione
legittime e gratuite delle opere dell’ingegno”). Poi contiene una pericolosa delega in bianco al governo per introdurre una più stringente legislazione punitiva per chi non entrerà a far parte di
questo circuito legale: una lunga serie di responsabilità e sanzioni civili in carico agli internet provider; dell’attribuzione di specifici profili di diretta responsabilità civile,
amministrativa e penale all’operato dei “prestatori di servizi della società dell’informazione”; della concessione di poteri al governo e alle forze di polizia per la “tutela dell’ordine pubblico
e del buon costume”. Anche in questo caso si introducono ampie discrezionalità di decisione in capo a una autorità (l’esecutivo) che ben poco ha a che vedere con la realtà di cui si deve
occupare.
È difficile ritenere che in seno al governo italiano (guidato dal maggiore imprenditore nazionale nel settore dei media) possa farsi strada una sensibilità per la tutela della vera ricchezza
della rete, vale a dire la sua neutralità e la sua capacità di favorire lo scambio di informazioni e di conoscenza. Il diritto dell’autore – sacrosanto – non è il solo diritto che un governo
dovrebbe tutelare, assieme ad esso c’è anche il diritto del pubblico di poter utilizzare i contenuti della rete. Alla rete non serve una legge speciale. Il diritto d’autore, quello di non essere
diffamati, il diritto a ottenere la rettifica di false affermazioni, il diritto all’oblio sono tutti già garantiti e tutelati dalla legislazione vigente. Miglioramenti sono sempre possibili, ma è
necessario che siano introdotte da legislatori consapevoli e soprattutto bisognerebbe evitare che nuove norme approvate in maniera scoordinata e incoerente mettano in pericolo il bene più
prezioso della nostra democrazia, la libertà di espressione dei cittadini.
23/10/2009
Fonte: rassegna.it











