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LA PROPOSTA DELLA CGIL: AL PAESE SERVE UNA POLITICA INDUSTRIALE

08/10/2009 - Iniziativa ‘per uscire dalla crisi e guardare al futuro’: c’è bisogno di una ‘autentica rivoluzione’ che passi dalla promozione e valorizzazione del lavoro nell’industria.

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Una crisi da cogliere come un’occasione per ristabilire qualche seria gerarchia di valori e di conoscenza nel nostro Paese perché a chi crede che ‘basti aspettare’ la CGIL vuol dire che si illude. La crisi non lascerà immutato il ‘panorama’ industriale e sociale e per questo bisogna impedire che la ricaduta sull’economia reale delle conseguenze della crisi si traduca in un pesante ridimensionamento dell’apparato produttivo, che vuol dire “no ai licenziamenti” e garanzie sugli ammortizzatori sociali. E’ il messaggio lanciato oggi dall’organizzazione sindacale nel corso dell’iniziativa “Per uscire dalla crisi e guardare al futuro. Serve una politica industriale” per presentare “le proposte della CGIL” che ha visto esponenti di primo piano del mondo politico e industriale confrontarsi sul tema. Una doppia strategia, quella individuata dalla CGIL per contrastare la crisi, che da una parte ne affronti gli effetti, tutelando l’occupazione e il sistema industriale, e dall’altra rilanci la missione industriale e produttiva del Paese.

La CGIL rilancia per questi motivi con forza le richieste di istituire immediatamente una task force a Palazzo Chigi per il periodo della crisi e di sospendere i licenziamenti, salvaguardando l'apparato produttivo. Propone, quindi, una cabina di regia presso il ministero dello Sviluppo economico: non solo per monitorare la situazione, ma anche per prevenire le crisi aziendali. Nel documento presentato oggi, l'organizzazione avanza una serie di proposte ‘per uscire dalla crisi e guardare al futuro’. “Il governo - ha rilevato la segretaria confederale, Susanna Camusso - ha fatto una politica di accompagnamento e non di contrasto alla crisi. La quale non lascerà tutto come prima della tempesta. Si illudono coloro che credono che basti aspettare”. La convinzione della CGIL è che le scelte che andranno fatte per il medio e lungo periodo non potranno non associarsi ad una “autentica rivoluzione: la promozione e la valorizzazione del lavoro nell'industria”. Sintetizzabile con lo slogan “operaio é bello”.

Di seguito un estratto delle proposte presentate oggi dalla CGIL.

CIGO DA 52 A 104 SETTIMANE - Il sindacato torna a chiedere di allungare le settimane di cassa integrazione ordinaria da 52 a 104, di garantire la CIG straordinaria senza la previsione di esuberi strutturali, di estendere il ricorso ai contratti di solidarietà, tutelando i precari, di aumentare i massimali per chi è in CIG, di prolungare l'indennità di disoccupazione ordinaria.

MENO TASSE SU LAVORO DIPENDENTE - E' urgente una riduzione delle tasse sul lavoro dipendente e sulle pensioni per stimolare la fiducia e favorire la ripresa economica.
 
SPINGERE SU OPERE PUBBLICHE - Messa in sicurezza di scuole, ospedali, completamento di reti infrastrutturali sono gli ambiti d'intervento su cui orientare le risorse da rendere disponibili anche con un allentamento del patto di stabilità per i comuni.

SUD QUESTIONE NAZIONALE - Il Mezzogiorno è una questione nazionale: bisogna intervenire con scelte appropriate a partire dai grandi squilibri territoriali dello sviluppo.

PUNTARE SU GREEN ECONOMY E RICERCA, INCENTIVI STRUTTURALI - La produzione di energie alternative non è l'unico campo di applicazione, ma tutti i settori vanno investiti da questa trasformazione. Dunque, la necessità di incentivi che siano, però, strutturali: il credito d'imposta automatico per una politica di sostegno diretto alle innovazioni industriali che derivano da sinergie tra università e imprenditorialità privata; un sistema stabile di detassazione degli utili reinvestiti.

ENERGIA, RIDURRE TASSE - Il sindacato chiede di ridurre il prelievo fiscale diretto e indiretto a partire dalle accise sulle bollette, rivedendo alcuni oneri che andranno trasferiti alla fiscalità generale.

NUOVO PROTAGONISMO A CONTRATTAZIONE E NUOVE RELAZIONI INDUSTRIALI - L'accordo separato sulla contrattazione è un ostacolo, si sta dimostrando “uno strumento inadeguato per la crescita della produttività”, per la CGIL secondo cui "serve un nuovo protagonismo della contrattazione". Così come servono nuove relazioni industriali.

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Fonte: cgil.it

 

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