mer
02
set
2009
IL LUNGO AUTUNNO DEI LAVORATORI. INTERVISTA AD AGOSTINO MEGALE
Intervista al segretario confederale della Cgil Agostino Megale. Per tanti scadrà a breve l’indennità di disoccupazione, mentre gli "invisibili" perdono il posto senza ammortizzatori. "Basta
propaganda, serve un discorso unitario sulla contrattazione"
di Paolo Andruccioli da rassegna.it
“La crisi occupazionale sta per esplodere in tutta la sua portata. Milioni di ore di cassa integrazione saranno in scadenza tra settembre e novembre. Per tantissimi lavoratori sta scadendo
l’indennità di disoccupazione, mentre esiste una larga fascia di “invisibili” che stanno perdendo il loro posto di lavoro senza poter usufruire di nessun ammortizzatore sociale (il bonus di 150 euro
per i collaboratori precari non è certo un ammortizzatore sociale). Senza parlare della scuola”.
È l’allarme di Agostino Megale, segretario confederale della Cgil, che – dopo la proposta del segretario generale Epifani (una task force sulla crisi) - rilancia la richiesta dell’apertura di un
tavolo urgente per affrontare una ripresa ad alta tensione, con migliaia d’imprese che rischiano di non farcela. Non ci sono dati aggiornati sulle imprese che rischiano di chiudere, fatta eccezione
per le stime di Banca d’Italia, ma è noto che in Italia sono già aperte circa 500 vertenze aziendali legate alla crisi. “Ci vuole un tavolo di confronto immediato – dice Megale - ed è davvero
singolare che il governo italiano non abbia sentito la necessità di riunire Camera e Senato per chiamare a discutere maggioranza e opposizione come è avvenuto in altri paesi come gli Usa. In tutto
ciò il nostro paese è quello che ha messo meno soldi di tutti”.
In generale, da gennaio ad oggi, ci sono stati più di 700 mila lavoratori coinvolti nei processi di cassa integrazione. Solo nei primi tre mesi di quest’anno vi sono state 366 mila persone che hanno
chiesto l’indennità di disoccupazione ordinaria, più di quante ne avevano fatto richiesta durante tutto il 2008. “Per questo è necessario agire subito, introducendo misure urgenti per rispondere alla
gravissima crisi occupazionale e avviare una riforma fiscale che riduca le tasse sui salari, riducendo di due o tre punti le aliquote e aumentando le detrazioni per salari e pensioni, per poter dare
un po’ di ossigeno ai consumi. Per una riforma del genere servono almeno 16 miliardi di euro. Contemporaneamente sarebbe necessario superare le divisioni nel rispetto dei diversi punti di vista e
favorire la firma di buoni contratti nazionali, allargando lo spazio della contrattazione di secondo livello e permettendo così tra l’altro lo sviluppo degli investimenti produttivi”.
E le gabbie salariali? Chiediamo a Megale: “Non si tratta solo di una trovata estiva della Lega – risponde - e in autunno ce la troveremo davanti per tutta la campagna elettorale delle regionali. Per
questo è necessario dare risposte serie. Va evitato infatti che i lavoratori (specie quelli del Nord) vengano ingannati con slogan vuoti (tra l’altro quello che si propone non è l’innalzamento dei
salari del nord, ma l’abbassamento dei salari del sud, che già sono più bassi di circa il 16%)”.
Anche la partecipazione dei lavoratori agli utili delle imprese, proposta dal ministro Tremonti rischia di essere solo una boutade. “Premesso che la Cgil non ha pregiudiziali ideologiche - ci spiega
infatti Megale - risulta alquanto bizzarro il fatto che si discuta di partecipazione agli utili solo in tempi di crisi: in ogni caso ciò che non ci piace è essere coinvolti solo quando le aziende
perdono, ma siamo interessati e pronti a sviluppare un confronto a tutto campo sui temi della partecipazione, compresa la partecipazione agli utili, mettendo al primo posto l’istituzione dei consigli
di sorveglianza nelle imprese medio grandi (modello tedesco) e lo sviluppo di una riforma della prima parte dei contratti in tutte le piccole e medie imprese mettendo al centro l’esperienza svedese
finalizzata ad agire sull’organizzazione del lavoro, sulle professionalità, nonché sulla competitività”.
La verità è che il governo Berlusconi continua a tenere un atteggiamento propagandistico, fino addirittura a nascondere l’esistenza della crisi. Il governo cercato di utilizzare elementi positivi
degli scenari internazionali (parziale ripresa negli Usa, in Germania e Francia), continuando però a sottovalutare la specificità italiana. “Nel nostro paese – ricorda Megale - il calo del Pil è
stato molto più consistente: una perdita di 6 punti nel 2009, che unita al meno 1 del 2008, significa 7 punti in meno in 15 mesi. Se l’Italia riuscirà ad agganciarsi alla ripresa internazionale, gli
effetti li avremo solo nel 2010, mentre l’impatto sull’occupazione è drammatico: si passerà da un tasso di disoccupazione al 9,2% del 2009 al 10,7% nel 2010: ottocentomila/un milione di posti di
lavoro a rischio”.
Per questo oggi è fondamentale riprendere un discorso unitario sulla contrattazione. È chiaro infatti che la polemica contro la Cgil è strumentale e priva di fondamento. “Noi siamo favorevoli – dice
Megale - allo sviluppo della contrattazione di secondo livello, sia aziendale che territoriale. È nel nostro dna. È uno dei punti di critica ai limiti dell’accordo separato. La nostra storia, dagli
anni ’70 in poi, è legata alla capacità di contrattare, di sperimentare, di produrre innovazione nella contrattazione. Nell’ultimo decennio su questo terreno abbiamo avuto limiti e ritardi. Adesso è
tempo di una grande sfida all’insegna della contrattazione in tutte le periferie del lavoro non solo nei luoghi medio grandi, immaginando così il territorio come nuovo baricentro. Un conto è questo,
altro conto è mettere in contrapposizione il contratto nazionale con quello decentrato. D’altra parte l’atteggiamento strumentale nei nostri confronti è evidente anche nelle scelte del ministro
Sacconi, che invece di preoccuparsi di unire il mondo del lavoro, preferisce dividerlo per assicurarsi il quieto vivere, arrivando perfino a ricattare le parti che hanno sottoscritto l’intesa
separata (se andate oltre, dice Sacconi, attenti che vi tolgo gli sgravi fiscali)”.
In questa situazione che obbliga a confrontarsi con la cassa integrazione, piuttosto che con la redistribuzione della produttività, la Cgil è ancora più convinta delle sue scelte. “Chiudere i
contratti nazionali – afferma Megale - chiuderli bene e chiuderli unitariamente rappresenta un dovere per chi ha chiaro che chiudere i contratti può aiutare ad affrontare la priorità delle priorità,
ovvero evitare i licenziamenti e uscire dalla crisi. Dobbiamo essere impegnati unitariamente ad allargare la contrattazione territoriale anche con incentivi di start up per chi fa il primo accordo
aziendale o territoriale anche nelle piccole imprese”.
“Vorrei ricordare – dice infine Megale – che la differenziazione salariale vera non passa solo tra il nord e il sud, ma anche da provincia a provincia e tra i salari dei lavoratori delle piccole
imprese e di quelli delle imprese medio grandi, differenze che arrivano anche al 22%. Per questo la Lega, è vero fa solo propaganda e inganna i lavoratori con il populismo, ma noi dobbiamo saper
parlare a queste persone e conquistarle alle nostre posizioni”.
02/09/2009
Fonte: rassegna.it











