Pubblichiamo il testo di una lettera degli RSU UILTUCS di Auchan inviata alle Segreterie Sindacali ed apparsa sul numero 31 di "Area Sindacale" pubblicato dal sito della UILTUCS LOMBARDIA
I delegati aziendali Uil.Tu.C.S. - UIL della R.S.U. di Auchan Nerviano giudicano negativamente la firma dell’ipotesi di accordo del C.C.N.L. la cui trattativa si è caratterizzata dalla scarsa
informazione, dal carente coinvolgimento e dall’inadeguata rappresentanza, nonostante le difficoltà e le complessità del rinnovo fossero note fin dall’inizio, viste le precedenti esperienze.
Questi problemi vanno affrontati con immediati impegni straordinari di tutti i livelli dell’organizzazione, partendo dai vertici nazionali e locali, nei dibattiti con le iscritte e gli iscritti, le
lavoratrici e i lavoratori per consentire una corretta e democratica consultazione.
Nel merito dell’ipotesi di accordo, sottolineiamo il tema dell’organizzazione del lavoro. Questa materia, fondamentale sia per garantire la tutela delle lavoratrici e dei lavoratori sia per dare
ruolo e potere alle rappresentanze sindacali nell’ambito di ogni singolo luogo di lavoro, è il bersaglio di ripetuti e pesanti attacchi attraverso iniziative legislative e tramite l’atteggiamento
delle aziende, soprattutto della grande distribuzione.
In questo senso non si comprendono le scelte operate in tema di riposo giornaliero e di lavoro domenicale che, definendo deroghe a livello nazionale, sottraggono ulteriore spazio alla contrattazione
integrativa aziendale. L’insieme della manovra (derogabilità al riposo settimanale prevista dall’ultima legge del governo e deroghe introdotte con questo accordo) introduce un ampio potere
discrezionale per le imprese nella determinazione degli orari di lavoro.
E ciò aggrava una situazione già molto critica sotto questo profilo, che vede la contrattazione di secondo livello attestata a basse percentuali di diffusione proprio, mentre CGIL – CISL - UIL ne
sollecitano invece l’allargamento.
In particolare, l’ammissibilità della riduzione del riposo giornaliero a 9 ore continuative (anziché 11 ore come previsto dalla legge), oltre a non coprire adeguatamente nemmeno le esigenze
fisiologiche (come nel caso del passaggio tra turno di chiusura e turno mattutino), appare come un passo indietro sulla sicurezza, che aumenta il rischio sulla pelle delle lavoratrici e dei
lavoratori, nonostante si stia attraversando un periodo dove è alta l’attenzione sugli infortuni e gli “omicidi” del lavoro.
Per quanto attiene il lavoro domenicale, il riconoscimento all’impresa del potere di imporre la prestazione lavorativa appare sindacalmente ingiusta in via di principio, e persino sbagliata nella sua
definizione quantitativa che pone un’eguale percentuale di presenza a prescindere dalla tipologia commerciale e dalla collocazione geografica in un contesto normativo diverso per ogni regione e
comune.
La disuguaglianza tra vecchi e nuovi assunti è reale, ma la conquista dei diritti degli uni non deve essere fatta sulla pelle degli altri. Non è logico risolvere una situazione del genere con
un’armonizzazione al ribasso dei diritti di chi, in questo momento, rappresenta l’ultimo baluardo dei sindacati nelle aziende. Inoltre non è specificato se la prestazione domenicale rientra
nell’orario ordinario o straordinario, e se fosse orario ordinario non è chiaro come si possa mantenere la maggiorazione dello straordinario. E se invece resta un turno straordinario la
disuguaglianza tra lavoratori rimane comunque, perché i nuovi assunti avranno solo la maggiorazione festiva.
Senza dimenticare che i destinatari di questo obbligo al lavoro domenicale sono le lavoratrici e i lavoratori che negli ultimi anni hanno subito la riorganizzazione del lavoro nelle aziende, e ora si
trovano ad essere gestiti su nastri orari che vanno dalle 5.00 alle 23.00, dal lunedì al sabato.
Siamo convinti che il tema del lavoro domenicale deve essere affrontato con soluzioni strutturali, ma come normalmente si fa alla presenza di cambiamenti organizzativi che incidono radicalmente sulla
vita e sul reddito delle persone, abbiamo sempre sostenuto la rivendicazione di contropartite adeguate, di apprezzabili e reali ragioni di scambio.
In questo caso non s’intravedono: non vi è liberazione di domeniche lavorative per i giovani che soggiacciono contrattualmente tale obbligo, non vi è possibilità d’incremento del monte ore
contrattuale del part-time, vi è il concreto rischio di una perdita salariale per i lavoratori full-time.
Inoltre agli apprendisti, già penalizzati sul salario d’ingresso, sono decurtate le ore di p.i.r. a fronte di un minimo aumento della percentuale di conferma; anche la parte economica appare
insufficiente sia per il prolungamento della validità, sia per far fronte all’emergenza salariale che caratterizza questa fase economica e sociale.
La normativa sulla elezione della R.S.U. ci lascia parecchio perplessi in merito al rispetto della democrazia sindacale, in quanto non tiene conto di eventuali rappresentanze reali differenti.
Per queste ragioni noi delegati Uil.Tu.C.S. - UIL della R.S.U. di Auchan Nerviano:
- sollecitiamo un’immediata iniziativa per correggere l’impostazione assunta,
- chiediamo maggiore informazione, trasparenza e il rispetto del mandato di rappresentanza,
- auspichiamo che su queste basi sia possibile ricomporre la divergenza insorta nel rapporto unitario tra Filcams CGIL – Fisascat CISL – Uil.Tu.C.S. UIL e giungere ad una soluzione più adeguata alle
esigenze dei lavoratori e delle lavoratrici di questo settore, già oggetto di pesanti condizioni scarsamente riconosciute in questi anni.
I delegati Uil.Tu.C.S. – UIL della R.S.U. di Auchan Nerviano
Luca Garimoldi e Giuseppe Pugliese











